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Omicidio Rosario Mazza, il dolore della famiglia ad un anno dalla morte del giovane

Calabria
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ACQUARO - «Un anno senza te. I 365 giorni più bui della nostra vita; 365 giorni senza la tua presenza, senza il tuo sorriso, senza parlarti senza starti accanto; 365 giorni fa la vita di tutti noi è andata persa: il vuoto dentro, una fitta al cuore, un nodo alla gola, un respiro a metà, un dolore incolmabile che ci distrugge dentro».

Le parole, toccanti, sono quelle della famiglia del 21enne ucciso esattamente un anno fa (LEGGI LA NOTIZIA DELL'OMICIDIO) da un suo coetaneo davanti a un bar del paese. Una data triste, mesta, pregna di un olore che non accenna a svanire ma che, paradossalmente, col passare del tempo è divenuto ancora più profondo, intimamente insopportabile fino a scoppiare in questa lettera: «Un tempo infinito di sofferenza, lacrime e angoscia - è scritto - che ci perseguitano costantemente. Un anno, una sola mancanza, quella di un ragazzo meraviglioso che manca così tanto che non c’è tempo che possa guarire le ferite di tutti noi che continuiamo ad amarlo. Oggi – prosegue la lettera - siamo qua a scrivere queste parole per te, la cui vita ti è stata infranta ingiustamente. Siamo qua per chiedere giustizia e noi non ci arrenderemo finché non l’avrai ottenuta. Sei stato un ragazzo che fin da piccolo hai dovuto lottare contro le ingiustizie della vita ma nonostante tutto sei riuscito a rialzarti sempre più forte».

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Papà Rocco, mamma Giuseppina e tutta la famiglia ricordano Rosario come un «ragazzo come pochi, sempre con il sorriso stampato sulle labbra anche quando qualcosa non andava per il giusto verso, sempre presente nel momento del bisogno ma soprattutto non eri in grado di fare del male a nessuno. Sei stato strappato da noi con la crudeltà più profonda che possa esistere. Sei stato strappato con l’inganno perché solo un piccolo uomo usa la violenza su una persona indifesa per sentirsi grande. Il tuo sorriso era la tua più grande forza e i tuoi occhi la nostra più grande sicurezza».

Ma tutto è svanito quella sera del 19 gennaio del 2017 per mano del reoconfesso Alessandro Ciancio e adesso, con le parole intrise di dolore «per una morte così crudele, di te ci restano solo ricordi che non saranno mai abbastanza per colmare la tua assenza; il non averti fa male, ma noi non vogliamo dimenticarti mai perché dopotutto anche se il tuo ricordo fa male purtroppo è l’unica cosa che ci rimane. In fondo – conclude la lettera - quando perdi una persona cara, ne candele, ne fiori e ne preghiere possono compensare il vuoto che ha lasciato nella vita di ognuno di noi che l’abbiamo amato e voluto bene. Per noi tu vivi nei nostri ricordi più belli, vivi nei ricordi pieni di felicità, vivi nei ricordi che riempiono il cuore di gioia, vivi ancora e vivrai per sempre perché non sarai mai dimenticato. Ti vogliamo un mondo di bene per sempre. Da Tutta la tua famiglia”.

Intanto la prima udienza del processo il rito abbreviato (che consente uno sconto di pena fino a un terzo) a carico del 24enne Alessandro Ciancio, è fissata per il prossimi 28 febbraio. Insieme a lui sono chiamati indagati per concorso in omicidio - maturato per i pessimi rapporti tra i due giovani - anche il padre e il fratello dell’imputato.

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