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Gli avevano tolto dalla cella la foto della mamma perchè troppo grande, la Cassazione gliela restituisce

Calabria
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SIDERNO (REGGIO CALABRIA) – Quella foto ricordo della madre defunta era troppo grande. E in cella non poteva stare. Pertanto per violazione del regolamento interno al carcere di Viterbo era stata sequestrata dagli agenti della polizia penitenziaria. La Suprema Corte, però, dopo oltre un anno e mezzo ha dato ragione al boss di Siderno.

Tommaso Costa, infatti, si era sentito ferito negli affetti e aveva chiesto la restituzione della fotografia «in virtù del fatto che l’immagine della madre deceduta era da ritenere funzionale alla cura del proprio diritto all’affettività. All'interno della cella, il 3 maggio del 2016, gli agenti avevano scoperto quell’immagine, e avevano provveduto al sequestro in quanto «eccedente (18 x 15) le misure massime (10 x 15) stabilite dal regolamento interno» dell'istituto penitenziario.

Un provvedimento che Tommaso Costa ha contestato, rivolgendosi al magistrato di sorveglianza di Viterbo. «Reclamo rigettato» fu la risposta del giudice. Il boss sidernese non si è arreso e ha fatto ricorso in Cassazione. Questa volta è riuscito ad averla vinta. La Suprema Corte ha avallato la sua tesi. Per la Cassazione, infatti, «La domanda è da ritenersi inerente a un diritto soggettivo della persona reclusa, individuabile in quello alla cura delle relazioni affettive e da ritenersi esercitabile anche attraverso la conservazione di immagini riproducenti le persone care, specie se decedute. Il diritto in questione comprende quello alla conservazione dell’immagine che riproduce la persona defunta, sorta di diritto al "mantenimento della memoria" attraverso la visione dell’immagine, aspetto che rientra nel mantenimento della dignità della persona».

Da questo momento la foto ricordo della mamma potrà restare nella sua cella. Costa è in galera per due ergastoli. Uno definitivo confermato in Cassazione, quello per l'omicidio Pasquale Simari, uomo ritenuto vicino alla cosca Ursino, ammazzato la sera del 26 luglio del 2005 a Gioiosa Jonica in piazza Vittorio Veneto. Il secondo, in Corte d'Appello, come esecutore materiale dell'omicidio dell'imprenditore Gianluca Congiusta, ucciso la sera del 24 maggio 2005 a Siderno.

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