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Proiettili per la famiglia di una vittima di mafia

Minacce shock per i congiunti di un giovane vibonese

Calabria
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Nella foto: 
Giuseppe Russo, vittima di mafia
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1 minuto 23 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Una busta con proiettili è stata recapitata questo pomeriggio all'abitazione di Acquaro, nelle Preserre Vibonesi, della signora Teresa Lochiatto, madre di Giuseppe Russo, ucciso il 15 gennaio del 1994, riconosciuto vittima di mafia. La donna, ha ricevuto la busta chiusa consegnata dal postino, intorno alle 14,30 e alla vista dei proiettili si è subito messa in contatto con i carabinieri di Arena per sporgere denuncia.

Pino Russo, fu ammazzato poco più che ventenne, per essersi innamorato di una ragazza, sorella del boss Antonio Gallace, oggi all'ergastolo con sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione. Il giovane fu ucciso brutalmente dai killer della Piana. Dopo essere stato stordito fu gettato in una buca, cosparso di benzina e bruciato insieme a dei tappetini di gomma d'auto e, ancora non soddisfatti, i killer a turno sparavano sul suo corpo.

Russo scomparve il 15 gennaio 1994. Il 21 marzo successivo il suo corpo fu ritrovato in una buca nella campagna di Dinami su indicazioni dell'esecutore materiale del delitto, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia.

La solidarietà

“Quale Presidente dell’Associazione "Risveglio Ideale", anche a nome di tutti gli iscritti, esprimo sincera solidarietà alla signora Teresa Lochiatto, madre di Matteo Luzza, destinataria di un vile, perfido è preoccupante atto intimidatorio". Ad affermarlo l'ex parlamentare Angela Napoli che parla di «vile e perfido atto che rinnova lo strazio della signora Teresa per la perdita dell’amato figlio Pino. Siamo tutti vicini alla signora Teresa, a Matteo Luzza e alla sua famiglia e chiediamo con forza che venga attenzionata, con ogni forma utile, dagli Organismi preposti, l’intera Provincia di Vibo Valentia dove è in atto un tentativo di creare terrore da parte di vecchie e nuove leve della ndrangheta locale».

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