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Omicidio, tentato omicidio e rapine: 5 arresti ad Asti

Tre delle persone coinvolte sono di origine calabrese

Calabria
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Le cinque persone arrestate
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Una complessa attività d’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Asti, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Asti, Laura Deodato, ha avuto conclusione nelle prime ore della giornata odierna con l’esecuzione di cinque Ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti della banda criminale responsabile della tentata rapina, avvenuta il 19 dicembre del 2014, nel corso della quale perse la vita Manuel Bacco, proprietario della rivendita di tabacchi in corso Alba di Asti.

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Omicidio, tentato omicidio, rapina pluriaggravata, detenzione e porto illegale di armi sono i reati contestati agli arrestati. Destinatari del provvedimento a firma del gip di Asti, sono tre vibonesi e due astigiani.

I primi rispondono al nome di Antonio Guastalegname, ritenuto l'organizzatore delle rapine, il figlio Giuseppe, e Giuseppe Domenico Antonio, tutti residenti a Nicotera anche se i due congiunti sono trapiantati nell'astigiano da circa 20 anni. Gli altri sono Fabio Fernicola e Jacopo Chiesi, quest'ultimo ritenuto autore materiale del delitto ai danni del commerciante nel corso di un tentativo di rapina finito in tragedia. Piccolo sarebbe salito appositamente dalla Calabria, chiamato da Guastalegname, per partecipare alle attività criminose del gruppo.

L'indagine ha avuto inizio nell’immediatezza del tragico evento criminoso, ore 19:24 del 19 dicembre 2014, ed ha interessato le province di Asti, Milano e Vibo Valentia e, marginalmente, quelle di Alessandria, Cuneo, Aosta e Torino consentendo di di delineare la struttura organizzativa e gli appartenenti, nei diversi ruoli, di un consorzio criminale con sede direttiva a Castello d’Annone, piccolo centro dell'Astigiano.

Alla base delle rapine, secondo quanto accertato dai carabinieri agli ordini del Maggiore Carlo Maria Repetto, la necessità di far fronte alle difficoltà economiche. Mentre gli altri - che erano tutti a piede libero - sono stati arrestati in Piemonte, a Piccolo, l'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata ieri sera nella sua abitazione di Nicotera dai militari del Nucleo investigativo di Vibo guidati dal maggiore Valerio Palmieri e dal colonnello Luca Romano.

Giuseppe Antonio Piccolo, è figlio di Roberto Piccolo, già sotto processo per associazione mafiosa, mentre i due cugini, Domenico e Salvatore, furono arrestati poche settimane addietro per detenzione illegale di armi. Nel corso della perquisizione i carabinieri rinvennero anche un pizzino con la formula 'ndranghetista di "benedizione" di un locale.

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