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Omicidio di Soumaila Sacko, Libera Vibo chiede la bonifica dell'ex fornace di San Calogero

Calabria
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Soumaila Sacko
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA – L'associazione “Libera Vibo” chiede la bonifica dell'area dell'ex Fornace di località Tranquilla, a San Calogero, in cui è avvenuto l'omicidio del maliano Soumayla Sacko, il 2 giugno scorso ad opera, secondo la Procura di Vibo, del 43enne Antonio Pontoriero (LEGGI LA NOTIZIA).

«La morte tremenda di Sacko Soumayla - afferma il sodalizio in una nota stampa - getta luce su due grandi ombre del nostro tempo e della nostra terra, che ormai conosciamo da anni, ma che facciamo finta di non vedere fin quando però, del sangue innocente, non ci costringe ad alzare gli occhi verso una realtà dissacrante e tragicamente brutale. Da un lato il caporalato e la condizione di miseria e schiavitù in cui vivono i migranti nella baraccopoli di San Ferdinando, e dall’altro l’estremizzazione fanatica del senso di proprietà frutto di una sottocultura che fa della violenza e del controllo indiscusso punto di forza, dietro la quale forse, si nasconde dell’altro. Soumayla e i suoi connazionali non volevano rubare, come qualcuno con grande facilità disse tirando frettolosamente le somme della vicenda, ma cercavano solo delle vecchie lamiere arrugginite con cui ricostruire la baraccopoli di San Ferdinando dopo l’incendio devastante in cui aveva perso la vita Becky Moses, nigeriana di soli 26 anni. A San Calogero e dintorni dove si muore per una lamiera, si registrano alti tassi di mortalità per cause tumorali. Forse che Sacko e suoi compagni avevano oltrepassato una linea invalicabile, addentrandosi in un “non luogo” dove è meglio non entrare?».

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Libera ricorda come l'area sia, secondo quanto emerge da precedenti indagini, «la discarica più pericolosa d’Europa, in quanto contiene oltre 130mila tonnellate di rifiuti provenienti dalle centrali Enel della Puglia e della Sicilia. Il processo, nonostante sia iniziato nel 2012 non ha ancora portato ad una sentenza, anzi l’udienza fissata per il prossimo 28 giugno, potrebbe portare ad una prescrizione per i dodici imputati. «Nessuno dunque, pagherà per i danni ambientali e di salute che quel traffico di veleni ha creato alla terra e alla gente che la abita. Così che il senso di impunità largamente diffuso in Calabria, possa radicarsi ancora di più. Le domande apparentemente senza risposta bombardano le nostre coscienze. Cosa davvero nasconde l’omicidio di Sacko? Quanto davvero possiamo credere che non aleggi l’interesse della ‘ndrangheta intorno alla vicenda della Tranquilla? Quanto vale davvero, la nostra vita?».

L'associazione antimafia auspica pertanto «che il sacrificio di Sacko e delle tante persone vittime innocenti, in queste zone, di mali incurabili e della voglia sfrenata di “non uomini” senza scrupoli di fare affari, interrando tonnellate e tonnellate di veleni, possa trovare delle risposte e gettare i riflettori su quella discarica della morte che non possiamo più far finta di non vedere. Risposte concrete delle quali devi farsi carico, anzitutto, la politica e le istituzioni a partire dalla necessità impellente di bonificare completamente tutta l’aria per cercare di fermare la guerra dei veleni che è in atto in quei territori e che uccide in silenzio».

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