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Ricostruiti gli attimi prima dell'omicidio in spiaggia

Le testimonianze che hanno portato al killer vibonese

Calabria
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Il luogo dell'omicidio
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1 minuto 44 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA – “Dammi un accendino ché devo ammazzare qualcuno”. Sarebbe stata questa la frase che Giuseppe Olivieri, il killer 36enne di Preitoni di Nicotera, avrebbe pronunciato ad un avventore del Lido “Il Gabbiano”, sito sul lungomare della cittadina del Vibonese, qualche istante prima di uccidere il 45enne Francesco Timpano (LEGGI LA NOTIZIA). Olivieri si è costituito ieri ai carabinieri (LEGGI).

La circostanza emerge dalle indagini dei carabinieri nelle quali il cliente riferisce di aver notato l’uomo, che indossava una maglietta rossa, avvicinarsi a lui chiedendo l’accendino per fumare una sigaretta prima di commettere il delitto.

Poco dopo l’avventore ha udito gli spari e si è precipitato verso la famiglia che si trovava in spiaggia. Un colore, quello della maglietta del killer, passato non certo inosservato visto che a notarlo è stato anche il titolare dello stabilimento il quale ha raccontato agli inquirenti di aver visto Olivieri aggirarsi, mezz’ora prima dell’agguato, all’interno dello stesso ed ordinare una birra, aggiungendo di averlo poi scorto fuggire e di avergli chiesto cosa stesse succedendo ma senza ricevere risposta.

Drammatico anche il racconto della moglie di Timpano. La donna ha infatti riferito che in compagnia del marito, con cui ha trascorso la giornata a mare si stavano dirigendo verso le docce. Il marito la precedeva di qualche metro. Ad un tratto ha riferito di essersi voltata altrove, forse attirata da qualcosa, e di aver udito pochi istanti dopo i colpi di pistola. A quel punto si è voltata in direzione del congiunto che ha scorto a terra, notando accanto l’assassino con in pungo la pistola ancora fumante in mano e, infine, di averlo visto fuggire.

Un aspetto importante viene poi rilevato in un’altra testimonianza: quello della presenza di un’auto sospetta che per 5-6 volte, durante il giorno prima del delitto, ha effettuato una serie di passaggi davanti l’abitazione della vittima. A riferirla agli inquirenti è il figlio del 45enne. Anche il padre aveva notato quel veicolo. Che Francesco Timpano fosse dunque seguito dal killer? E’ una circostanza verosimile anche se allo stato non confermata dal reo confesso.

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