Salta al contenuto principale

Faida San Luca, un ergastolo e 452 anni di carcere

Calabria

Richieste pesanti della Dda al processo contro i protagonisti della faida di San Luca. Pene consistenti invocate anche per le donne dei clan

Tempo di lettura: 
3 minuti 22 secondi

Un ergastolo e 452 anni di carcere per i presunti protagonisti della faida di San Luca. Ieri la scure dell’accusa si è abbattuta contro boss e picciotti dei clan Pelle Vottari e Nirta-Strangio, protagonisti della guerra di mafia che ha avuto il suo atto finale nella strage di Duisburg, in Germania. Pene pesantissime sono state chieste dai pm Nicola Gratteri e Federico Perrone Capano, a conclusione delle requisitorie durate alcune ore nell’aula bunker di Viale Calabria.

Ed ecco le richieste formulate dai due magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Per Aquì Roberto 12 anni di reclusione; Antonio Alvaro 12 anni; Giulia Alvaro 12 anni; GianfrancoAntonioli 3 anni e 250 euro di multa; Francesco Barbaro 10 anni; Liana Benas 8 anni; Emanuele Biviera 10 anni; Giuseppe Biviera 10 anni; Vincenzo Biviera 10 anni; Michele Carabetta 15 anni; Gianfranco Cocilovo 8 anni; mario Di Bonito 5 anni e 6 mesi e mille euro di multa; Giosefante Giuseppe Elia 5 anni e 6 mesi e mille euro di multa; e Antonio Giorgi a 14 anni.

Inoltre i magistrati inquirenti hanno chiesto condanne per Caterina Giorgi 10 anni; Teresa Giorgi 10 anni; Vincenzo Giorgi 12 anni; Domenico Mammoliti (alias “Panepula” 12 anni; Achille Marmo, 14 anni; Giovanni Marrapodi (alias “Funghetto” o Giannetto” 10 anni; e per Francesco Napoli 5 anni e 800 euro di multa. Pene altrettanto pesanti sono state sollecitate al gup che sta celebrabdo il rito abbreviato per Domenico Nirta 10 anni; Paolo Nirta (alias “Versu”) 12 anni; Sebastiano Nirta 14 anni; Maria Rita Paone 8 anni; Antonia Pelle (detta Antonella) 10 anni; Antonio Pelle (alias “La Mamma”) 18 anni; Domenico Pelle (alias “Micu i mata”) 16 anni; Giuseppe Pelle (detto “gambazza”) 12 anni; Maria Pelle 10 anni; Giuseppe Pipicella (alias “Peppe u ‘zipangulu) 12 anni; e Domenico Pizzata 10 anni.

Il lungo elenco delle richieste di Gratteri e Perrone Capano continua con Giuseppe Pugliesi 12 anni; Barbara Rocca 10 anni; Antonio Romano 10 anni; Francesco Strangio (alias “Ciccio Bouteque”) 16 anni; Giovanni Strangio 12 anni; Raffaele Stranieri 10 anni; Antonella Vottari 10 anni; Antonio Vottari 10 anni; Teresa Vottari 12 anni; Michele Zitoni e Teresa Vottari 10 anni.

L’ergastolo è stato chiesto infine per Santo Vottari, coinvolto secondo i magistrati nell’omicidio di Maria Strangio, maglie di Giovanni Luca Nirta, assassinata durante un agguato che aveva come obiettivo il marito il giorno di Natale del 2006. Un episodio a cui seguirono altri omicidi e che fu vendicato dal clan dei Nirta-Strangio con la strage di Ferragosto del 2007, che si consumò in Germania davanti al ristorate “da bruno” dove furono assassinate sei persone. Per tutti gli imputati i pm hanno chiesto l’associazione mafiosa ed a vario titolo devono rispondere di episodi relativi alla faida di San Luca. Per la prima volta nei processi di ‘ndrangheta, accanto a quelle degli uomini compaiono pari richieste di condanna per moltissime donne. Le mogli, le sorelle, le figlie dei boss vengono indicate come facenti parti delle cosche.

A pieno titolo e con "pari dignità” degli uomini. A testiominanza del fatto che secondo l’accusa nella 'ndrangheta non esiste più un sesso debole, ma che anche le donne partecipano alla vita criminale associativa. Un’evoluzione inquietante del fenomeno mafioso, secondo il quale un tempo le donne erano le custodi dei figli e alimentavano gli odi e le vendette nascoste nelle proprie case, ma che oggi partecipano attivamente alle fasi esecutive e decisionali. Nella carte dell’inchiesta “Fheida”, si legge di donne che trasportano gli uomini nascosti nelle automobili, che parlano al telefono commentando i morti ammazzati. Che invitano figli e fratelli a stare lontani quando in paese il rischio cresce e che li fanno rientrare quando il clima è più sereno.

Insomma donne organiche alle cosche. Dopo le richieste dell’accusa, il Gip ha già previsto una fitta serie di udienze per far intervenire i difensori chiamati a smontare l’impianto accusatorio. Arringhe che terranno impegnato il Gip per alcune settimane se si tiene in considerazione il fatto che si tratta di 42 persone coinvolte. Contemporaneamente alla Corte d’assise di Locri si sta svolgendo il processo con rito ordinario che vede altri imputati e che soprattutto riguarda gli episodi delittuosi più cruenti, con particolare riferimento agli omicidi. Infine per quanto riguarda il rito abbreviato la sentenzo potrebbe arrivare nei primi giorni del nuovo anno. Giuseppe Baldessarro

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?