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Processo Fehida, dieci assoluzioni

Calabria

Il gup infligge 31 condanne: pene sensibilmente inferiori alle richieste dell’accusa. La sentenza del processo che si è celebrato nell’aula bunker di Reggio Calabria

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Che le cose non fossero andate per come sperava l’accusa lo si era capito subito. Da quanto, pochi istanti dopo la lettura della sentenza, l’avvocato Tonino Curatola era uscito dall’aula per telefonare al padre di un proprio assistiti: «Andate a prenderlo all’uscita dal carcere, da stasera è libero». Soddisfazione confermata sulla soglia anche da altri legali: Sergio Laganà, Francesco Siclari e Giuseppe Zampaglione portano a casa tre assoluzioni. L’impianto preparato dall’accusa, per quelli che erano ritenuti i protagonisti della faida di San Luca, ha retto solo in parte. Il Gup Francesco Petrone ha infatti deciso per 10 assoluzioni piene. Sette condanne godranno della sospensione con la condizionale.

E anche le pene comminate sono state di molto inferiori alle richieste formulate dai Pm Nicola Gratteri, Federico Perrone Capano e Adriana Fimiani. Cade tra l’altro anche l’unica richiesta di ergastolo formulata, in sede di roto abbreviato, per Santo Vottari, accusato di aver avuto un ruolo nell’omicidio di Maria Strangio, nel così detto agguato di Natale. Ieri il Gup ha così consegnato una prima verità processuale sulla faida che da 20 anni insanguina San Luca. 

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