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Il pentito al processo: «Il boss Lo Giudice mi disseche a informarlo era un capitano dei carabinieri»

Calabria
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E' DURATA nove ore la deposizione del pentito Consolato Villani nel processo Meta, in corso a Reggio Calabria, a trenta presunti affiliati alle più importante cosche cittadine della 'ndrangheta, accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico d’armi, estorsione e riciclaggio.   

L’udienza è stata occupata interamente dall’esame e dal controesame da parte del pm Giuseppe Lombardo e dei difensori di Villani, che è il cugino del boss, anch’egli collaboratore di giustizia, Antonino Lo Giudice, che si è autoaccusato degli attentati alla procura generale ed all’abitazione del pg Salvatore Di Landro, oltre che dell’intimidazione all’ex Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone.   Il pentito ha anche riferito di avere appreso da Nino Lo Giudice che l’ex capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, già in servizio alla Dia di Reggio Calabria ed attualmente detenuto, era solito incontrarsi in un bar di proprietà di Luciano Lo Giudice, con quest’ultimo e con Nino Lo Giudice. Nel corso degli incontri, secondo Villani, Spadaro Tracuzzi informava i capi della cosca Lo Giudice sulle imminenti operazioni contro la 'ndrangheta. «Nino Lo Giudice mi diceva - ha affermato Villani – che Spadaro Tracuzzi era un nostro amico».   

La deposizione di Villani ha riguardato una serie di omicidi tra cui quelli di Francesco Liuzzo, imprenditore edile, ucciso negli anni '80 durante la seconda guerra di mafia da Salvatore Lo Giudice, fratello di Nino, e da Giovanni Chilà; di Francesco Stillitano, eseguito da Giovanni Chilà, e di Antonino Rosmini voluto nel 1986 da tutte le cosche ed eseguito da Pino Morabito, anche lui successivamente pentitosi.   Villani ha fatto anche riferimento al traffico d’armi nell’ambito del quale la cosca Lo Giudice era in grado, secondo Villani, di reperire sul mercato consistenti quantitativi di kalashnikov che arrivavano a Reggio Calabria occultati tra i carichi di frutta e verdura destinati ai mercati generali di Reggio Calabria, controllati dagli stessi Lo Giudice.   

Il pentito ha anche illustrato il sistema delle estorsioni gestite dalla cosca Lo Giudice nel quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria nel quale lo stesso pentito ha svolto un ruolo attivo, per sua stessa ammissione, sin da quando era poco più che un ragazzo. «Pagavano quasi tutti – ha detto Villani - giornalmente ed in proporzione ai loro guadagni».

 

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