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Omicidio Di Leo, condanna a 30 anni per Francesco Fortuna

Confermate le accuse dell'antimafia di Catanzaro

Calabria
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano della Calabria, oggi del Sud, dal maggio 2002 diventando poi redattore e occupandosi di Cronaca nera e giudiziaria, spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Il giudice per l'udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha condannato a 30 anni di reclusione Francesco Fortuna, 36 anni, di Sant’Onofrio, accusato di concorso nell’omicidio ai danni di Domenico Di Leo, avvenuto la notte del 12 luglio del 2004. Delitto aggravato dal metodo mafioso per aver agevolato la cosca di ‘ndrangheta dei Bonavota di Sant’Onofrio dei quale è ritenuto esponente di primissimo piano.

LEGGI LA NOTIZIA DELL'ARRESTO DI FRANCESCO FORTUNA

 

La Procura distrettuale di Catanzaro, nella persona del pm Camillo Falvo, aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Fortuna è stato inchiodato dalle intuizioni e risultanze investigative dei carabinieri di Vibo che, su impulso del capitano Diego Berlingieri, avevano isolato e ricavato il suo Dna in un guanto e dalle dichiarazioni rese dai pentiti Raffaele Moscato e soprattutto Andrea Mantella, quest'ultimo componente del commando che uccise Di Leo il quale avrebbe pagato con la vita le sue mire autonomiste rispetto al suo clan di appartenenza, i Bonavota, che lo riteneva anche il responsabile di alcuni danneggiamenti, su tutti quello ad un autosalone sito allo svincolo autostradale di Sant'Onofrio.

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