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Sparò alla sorella per una relazione non condivisa

Condannato a 10 anni e 4 mesi giovane di Nicotera

Calabria
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Nella foto: 
Il luogo della sparatoria
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1 minuto 23 secondi

GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Dieci anni e 4 mesi di reclusione per Demetrio Putortì, il giovane di Nicotera accusato del tentato omicidio della sorella, Serena, 22 anni, a colpi di fucile la sera del 18 agosto dello scorso anno in pieno centro della città costiera del Vibonese (LEGGI LA NOTIZIA).

Questa la sentenza emessa oggi dal giudice per l'udienza preliminare di Vibo, Graziamaria Monaco, al termine del processo celebrato con rito abbreviato e che vedeva, oltre al 24enne, imputate altre due persone con l'accusa di favoreggiamento: lo zio Giulio Putortì e un amico, Giuseppe De Certo.

(LEGGI LA NOTIZIA DELL'ARRESTOA DI PUTORTÍ)

 

Il primo è stato assolto, il secondo invece si è visto infliggere una condanna a 8 mesi. All'origine del gesto la relazione intrapresa dalla ragazza con una persona ed invisa dal fratello ma, più in generale, il fatto che la giovane non seguisse i consigli, o meglio i dettami, del congiunto il quale, dopo la scomparsa del padre, si sentiva essere il capofamiglia.

Il ferimento è avvenuto davanti al Bombo Bar di Nicotera quando la vittima stava servendo ai tavoli all'esterno. Un'auto piombò sul posto all'improvviso e dell'abitacolo partirono alcuni colpi di fucile, uno dei quali attinse la 22enne alla gamba lesionando l'arteria femorale e facendole perdere copiosamente sangue.

Poiché ore dopo i carabinieri riuscirono a risalire al responsabile che ammise il gesto motivandolo con i rapporti non proprio idilliaci con la sorella la quale, a sua volta, manifestò l'intenzione di perdonarlo. Demetrio Putorti, per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 13 anni e sei mesi, è stato difeso dagli avvocati Costantino Casuscelli e Salvatore Pronestì; lo zio Giulio dall'avvocato Guido Contestabile, Antonio Corsaro e Salvatore Pronestì e De Certo dall'avvocato Francesco Capria.

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