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Morte di Alfonso Mosca in casa di riposo, 9 persone a processo

L’accusa ai sanitari: maltrattamenti provocarono il decesso

Calabria
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano della Calabria, oggi del Sud, dal maggio 2002 diventando poi redattore e occupandosi di Cronaca nera e giudiziaria, spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Il gup di Vibo Lorenzo Barracco ha rinviato a giudizio 9 persone accusate di maltrattamenti ad un anziano che finirono con il provocarne la morte. La prima udienza del processo è stata fissata al 15 gennaio del 2018 davanti la Corte d'Assise di Catanzaro, competente per questo tipo di reato. Gli imputati sono tutti dirigenti e sanitari della casa di riposo di Moderata Durant.

Vittima l'80enne Alfonso Mosca che morì nel 2005 nella casa di riposo di Serrastretta, dopo essere stato trasferito dalla Rsa di Vibo. Gli imputati sono tutti dirigenti e sanitari della casa di riposo di Moderata durant. Si tratta, nello specifico di Giuseppe Iorfino, nelle vesti di responsabile sanitario della struttura sanitaria per anziani di Moderata Durant, Luciano Scarmato, Francesca De Filippis, Patrizia Maria Concetta Giordano, Salvatore Maiorana, Maria Concetta Macaluso, Antonio Potenza, Francesco Scidà e Maria Teresa Mandaradoni.

A suo tempo era stato prosciolto dal giudice per l'udienza preliminare l'allora commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale, Giustino Ranieri. Secondo l'accusa, ciascuno degli indagati, nell'ambito delle proprie competenze specifiche, ha omesso il attivare il proprio potere-dovere di garantire in modo adeguato le cure al paziente non autosufficiente. In particolare, stando sempre all'accusa, gli indagati avrebbero lasciato il paziente “sporco dei suoi escrementi” non fornendogli quelle prestazioni atte ad impedire la formazione di piaghe da decubito, fino a giungere, in alcune occasioni, a redarguirlo e picchiarlo. Altra accusa di averlo finanche legato nudo al letto e a sedie. Così facendo, «non impedivano e cagionavano, pur non volendo, uno stato di malnutrizione proteico-energetico, disidratazione e, conseguentemente, l'allettamento di Mosca, cosa che, assieme a concause patologiche di altra natura, avrebbe determinato la sua morte».

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