Salta al contenuto principale

'Ndrangheta in Piemonte, 7 condanne e 2 assoluzioni

Ecco la sentenza d'appello del processo Minotauro bis

Calabria
Chiudi
Apri
Nella foto: 
Il tribunale di Torino
Tempo di lettura: 
2 minuti 2 secondi

TORINO - Si è concluso con 7 condanne e 2 assoluzioni il processo d’appello bis di Minotauro, la più grande inchiesta degli ultimi anni sulla presenza della 'ndrangheta nel Nord-ovest da cui è scaturito il processo sull'infiltrazione della 'ndrangheta in Piemonte e che è scattata nel 2011 (LEGGI). La causa riguarda nove imputati (un decimo è deceduto) e si è celebrata per ordine della Cassazione, che il 12 maggio 2016 aveva confermato 23 condanne, ma ne aveva annullate alcune con rinvio (LEGGI LA NOTIZIA) confermando comunque l'impianto generale della sentenza di appello emessa il 28 maggio 2015 (LEGGI) .

Fra gli interessati figura Antonino Battaglia, ex segretario comunale di Rivarolo, condannato a 1 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 300euro di multa per un reato elettorale semplice. La Corte d’Appello di Torino l’ha sospeso dal diritto elettorale e interdetto per un anno dai pubblici uffici.

«Questa sentenza - hanno commentato, dopo la lettura del dispositivo, il procuratore generale Francesco Saluzzo e il pm Monica Appatecola - conferma che la criminalità organizzata calabrese in Piemonte è iperattiva e pervasiva». Nel procedimento hanno testimoniato alcuni pentiti, tra cui Domenico Agresta, detto 'Nicù, 29 anni, che aveva già reso delle dichiarazioni in un’altra indagine, quella sull'omicidio del magistrato Bruno Caccia.

LEGGI LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO
CHE SPIEGANO COME LA 'NDRANGHETA SI SIA RADICATA IN PIEMONTE

Salvatore De Masi, detto 'Giorgiò secondo gli investigatori a capo della locale di Rivoli con la dote di padrino, è stato condannato a 9 anni. La Corte ha poi inflitto un anno e dieci mesi a Velerio Ierardi, 'esattorè del gruppo criminale di Cuorgnè. Un anno e 4 mesi per Antonino Battaglia, segretario generale del Comune di Rivarolo, e Giovanni Macrì, imprenditore. Domenico Agresta, nome di spicco della locale di Volpiano è stato condannato a 5 anni di carcere, mentre per Rosario Marando la pena è di 4 anni di reclusione, in continuazione con una sentenza di Reggio Calabria che gli aveva inflitto 13 anni e 8 mesi di carcere.

LEGGI COSA PENSA LA CASSAZIONE DELLA 'NDRANGHETA IN PIEMONTE

Marando appartiene ad un’altra storica famiglia calabrese di Volpiano e, alcuni anni fa, portò gli investigatori sulla Vauda di Volpiano per cercare tre cadaveri - quelli di Antonio, Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso, uccisi nel 1997 - che non sono però mai stati ritrovati. Marco Zingarelli ha un anno e sei mesi di reclusione. Benvenuto Praticó è stato assolto perché il fatto non sussiste, mentre per Domenico Portolesi la Procura di Torino ha chiesto la trasmissione degli atti al tribunale di Reggio Calabria.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?