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Omicidio dopo l'ennesima lite in un bar nel Vibonese

Giovane che uccise il rivale condannato a 18 anni

Calabria
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Il tribunale di Vibo Valentia
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Il gup di Vibo Valentia, Lucia Monaco, ha condannato a 18 anni di reclusione, Alessandro Ciancio, 25 anni, per l'omicidio del 22enne Rosario Mazza e quello tentato nei confronti del fratello all'epoca dei fatti minorenne Simone.

Assoluzione per non aver commesso il fatto, invece, per il padre Cosimo Mazza e il fratello Giuseppe, nei confronti dei quali la pubblica accusa aveva chiesto rispettivamente 24 e 22 anni di carcere, mentre a carico di Alessandro aveva invocato 28 anni.

Il fatto avvenne la sera del 19 gennaio 2017 ad Acquaro, comune di residenza di vittima ed imputati. Il magistrato ha riconosciuto le attenuanti generiche della provocazione da parte di Rosario Mazza per come chiesto dalla difesa, nelle persone degli avvocati Giovanni Vecchio e Bruno Ganino, che aveva fatto risaltare come il proprio assistito fosse stato fatto reiteratamente oggetto di soprusi della vittima e dei suoi congiunti. Difesa che aveva anche evidenziato la presenza di un delitto d'impeto e quindi l'esclusione della premeditazione e di futili motivi.

Ciancio che nel corso dell’interrogatorio davanti al gup aveva riferito dei numerosi soprusi subiti dai due fratelli Mazza nel corso del tempo. L’ultimo episodio che ha avuto la sua genesi all’interno di un bar di Acquaro determinò il precipitare degli eventi. Ciancio andò a prendere la pistola e aspettò i due congiunti transitare a bordo di una fiat Punto nera sul corso principale del paese montano parandosi di fronte.

Sotto la minaccia dell’arma fece scendere i due; la situazione degenerò fino a quando l’imputato non sparò alle spalle di Rosario Mazza che aveva tentato la fuga. Poco dopo rivolse la pistola contro il fratello della vittima, Simone, il quale invocava di risparmiarlo, che fece inginocchiare ma senza premere il grilletto.

Ciancio fece perdere le tracce per qualche ora per poi presentarsi ai carabinieri accompagnato dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Bruno Ganino, e confessando, una volta messo alle strette, il delitto. Le indagini dei carabinieri di Vibo e Serra avrebbero poi portato ad individuare nel padre e nel fratello dell’imputato coloro i quali avrebbero concorso nell’uccisione di Rosario Mazza - che lavorava come aiuto cuoco in un ristorante di Laureana di Borrello - favorendo il congiunto la cui arma, una calibro 6,35 illegalmente detenuta, non è mai stata ritrovata. Nei loro confronti, tuttavia, il gip non accolse la richiesta di misura cautelare e così anche il Tribunale del Riesame presso il quale presentò ricorso l’Ufficio di Procura.

Per Cosimo e Giuseppe Ciancio, la difesa aveva evidenziato l'assoluta estraneità ai fatti contestati dall'accusa e su questo aspetto il gup Lupoli ha concordato emettendo un verdetto assolutorio. Parti civili si sono costituiti i familiari di Rosario Mazza rappresentati dall'avvocato Raffaella Agostino.

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