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Prostituzione minorile, confermata la condanna a sacerdote

L'ex parroco di Zungri dovrà scontare 2 anni e 4 mesi

Calabria
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Pena confermata per l'ex parroco don Felice La Rosa, accusato di prostituzione minorile. (LEGGI LA NOTIZIA DELL'ARRESTO)

La sentenza è stata pronunciata dal giudice Giancarlo Bianchi, presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, attraverso la quale infligge all'ex prete 42enne originario di Calimera, frazione di San Calogero, la pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa.

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Insieme a lui, si sono visti confermare il verdetto di primo grado altre due persone: Francesco Pugliese, 65 anni, di Zungri (2 anni e 8 mesi, più 2.400 euro di multa) e Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 29 anni (5 anni e 6 mesi di reclusione e 18mila euro di multa).

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I tre condannati dovranno altresì risarcire le parti civili.

L'inchiesta della Squadra Mobile di Vibo, denominata “Settimo cerchio” ha fatto luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo.

L'ex parroco di Zungri ed il pensionato, secondo l'accusa, avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni - reclutati dal bulgaro Iliev - dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

L'indagine aveva preso le mosse dall'omicidio di un uomo, Francesco Fiorillo, barista di Piscopio, avvenuto nel dicembre del 2015 a Longobardi di Vibo Valentia. Dalla visione dei tabulati era emerso uno spaccato allarmante quanto avvilente della vicenda che ha portato nel giro di pochissimo tempo a risalire ai presunti responsabili.

Gli stessi, unitamente ad una quarta persona, sono poi finiti al centro di un'altra inchiesta, sempre relativa a reati sessuali. Nei mesi scorsi la Procura dei minori di Catanzaro aveva chiesto ilprocesso con una nuova accusa: detenzione di materiale pedopornografico in ingente quantità, realizzato utilizzando minori di 18 anni. Sul telefonino del religioso gli investigatori avevano infatti trovato 132 immagini di bambini costretti a sottoporsi ad atti di natura sessuale.

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