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'Ndrangheta, 65 arresti tra professionisti e boss

In manette anche politici, indagato parlamentare

Calabria
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CATANZARO - Terremoto giudiziario in Calabria con 65 arresti e decine di indagati eccellenti tra politici, imprenditori, avvocati, medici e appartenenti alla Polizia penitenziaria, nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Catanzaro a carico di boss e picciotti della 'ndrangheta lametina e di una serie di professionisti ritenuti collusi con i clan. "Perseo" il nome in codice dato all'operazione, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli e dal sostituto procuratore antimafia Elio Romano, che hanno chiesto e ottenuto dal gip distrettuale Abigail Mellace l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 65 persone. 

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SULL'OPERAZIONE PERSEO 

LA POLITICA COINVOLTA NELL'INCHIESTA. Tra le persone arrestate l'ex consigliere provinciale e attuale vice presidente della Sacal, Giampaolo Bevilacqua, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di estorsione nei confronti di un commerciante che avrebbe costretto a cedergli delle tute da ginnastica da mandare ad alcuni detenuti in carcere. Nella rete sono finiti anche professionisti insospettabili e un noto parlamentare calabrese, il senatore Piero Aiello, nei cui confronti è stata rigettata la richiesta di arresto avanzata dalla Dda. In particolare, per il parlamentare di centrodestra, l'accusa contestata è quella di voto di scambio in relazione alle elezioni regionali del 2010 (LEGGI LE ACCUSE AD AIELLO).
 
CONTESTATE VARIE ESTORSIONI E L'ASSOCIAZIONE MAFIOSA. Associazione a delinquere di stampo mafioso l'ipotesi di reato contestata a gran parte degli indagati dagli inquirenti che, al termine delle indagini sfociate nel blitz di oggi, hanno ritenuto di far luce anche su diversi omicidi verificatisi in una cruenta guerra di mafia che, tra il 2005 ed il 2011, ha lasciato numerose vittime sul campo, a Lamezia Terme. Centinaia gli episodi estorsivi nei confronti di attività imprenditoriali e commerciali ricostruti nelle carte messe insieme dai poliziotti della Squadra mobile, agli ordini del vice questore Rodolfo Ruperti, nel corso di una dirompente indagine che avrebbe messo a nudo anche lo stratagemma adottato dalla cosca Giampà per finanziare gli acquisti di armi e stupefacenti, nonché per garantire il pagamento degli stipendi ai numerosi affiliati. 

Ed è qui che entrano in ballo i professionisti coinvolti nell'inchiesta, presunti protagonisti di un vorticoso sistema di truffe assicurative, andato avanti grazie ad una lunga e collaudata catena di complicità che si sarebbe avvalsa della collaborazione di un gruppo composto da assicuratori, periti, carrozzieri, medici e avvocati, operanti sul territorio di Lamezia Terme. Un sistema-truffe che avrebbe portato nelle casse della cosca, ogni anno, milioni di euro di cui beneficiavano anche i professionisti colpiti dal blitz. Ad uno degli avvocati arrestati è stato contestato anche lo scambio elettorale politico-mafioso in quanto avrebbe finanziato la cosca GIampà attraverso un suo autorevole referente per ottenere voti alle elezioni amministrative del Comune di Lamezia Terme del 2010.

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