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Il caso Bergamini, anatomia di un mistero

Inchiesta sulla morte del calciatore del Cosenza

Calabria

Capitolo 1 - Uno scomodo "suicidio"
Quando Isabella temeva il giudizio dell’opinione pubblica

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Denis Bergamini
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COSENZA - A quasi ventotto anni dai tragici fatti di Roseto Capo Spulico, l’imminente riesumazione del corpo di Donato “Denis” Bergamini rappresenta l’ultimo tentativo di assegnare alla morte del calciatore del Cosenza una verità giudiziaria diversa da quella del suicidio. La Procura di Castrovillari, infatti, ha deciso di far ripartire l’inchiesta già archiviata nel 2015, iscrivendo ancora una volta nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio volontario e aggravato, Isabella Internò - la fidanzata di Denis all’epoca ventenne - e Raffaele Pisano, il conducente del camion che il 18 novembre del 1989 ha travolto l’atleta.

Una messinscena secondo il procuratore capo Eugenio Facciolla, che al momento propende per la tesi dell’omicidio mascherato da suicidio e cerca conferme ai sospetti attraverso la dissepoltura della salma.

Di una verità alternativa, del resto, era convinto anche il suo predecessore Franco Giacomantonio, lo stesso che, però, alla resa dei conti ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso, ritenendo tale ipotesi assolutamente infondata. Ora, in attesa della nuova autopsia, ripercorriamo le tappe di quella precedente inchiesta attraverso gli atti, i documenti e le testimonianze – molte delle quali ancora inedite - raccolte in cinque anni d’indagini.

Comprenderemo così le ragioni per cui il gip Annamaria Grimaldi ha scelto di archiviare il caso, ritenendo che quella di Roseto sia tutto fuorché la scena di un delitto.

Quando muore, Donato ha da poco compiuto 27 anni. È bello, ricco, piace alle donne; centrocampista settepolmoni è corteggiato da due squadre di serie A e pure il Padova, in quei giorni, si è mosso dalla Cadetteria, mettendo sul piatto una grossa cifra. «Dov’è allora quel mal di vivere che spinge al suicidio?» si chiede già nel 1990  il pm Aldo Fiale, rappresentante della pubblica accusa nel processo contro Raffaele Pisano.


 

Il magistrato lo ritiene responsabile di omicidio colposo perché a suo avviso, Denis è rimasto vittima di un incidente in cui l’autista ha la sua buona parte di responsabilità.

Fiale pensa che il calciatore sia stato risucchiato dallo spostamento d’aria provocato dal camion, con Pisano che avrebbe dovuto «suonare il clacson, spostarsi sull’altra corsia, arrestare il veicolo», ovvero mettere in atto tutti quegli accorgimenti utili a evitare l’investimento di un pedone sul manto stradale.

Nel 1992, l’imputato viene assolto con una sentenza che, di fatto, sposa la tesi del suicidio. Del resto, lo hanno visto gettarsi sotto al camion e qualcuno ha rischiato anche di investirlo prima di Pisano. Nel frattempo, la testimone oculare Isabella Internò esclude in modo categorico che Denis possa essersi ucciso per amore suo. «Ci eravamo lasciati già da diversi mesi – spiega durante un’udienza - Avrei fatto di tutto per tornare insieme, ma era lui che non voleva».

Proprio la sua testimonianza risulta decisiva per scagionare Pisano. Antonio Mirabile, pretore di Trebisacce, ritiene infatti, che sostenere la tesi del suicidio sia da parte sua «una mossa impopolare». Più conveniente per lei sarebbe stato spingere in direzione dell’incidente o di un errore del camionista, perché tali spiegazioni l’avrebbero sollevata dal peso di una responsabilità morale che, inevitabilmente, un po’ tutti avrebbero finito per attribuirle.

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Non a caso, la giovane Internò teme che l’opinione pubblica possa giudicarla in qualche modo colpevole di quel gesto così estremo; nulla in confronto al linciaggio mediatico che l’attende vent’anni più tardi.

Tutto questo, però, lei non può ancora saperlo.

Quel giorno cade di sabato. Nelle prime ore del pomeriggio Bergamini è in ritiro con la squadra al motel Agip di Quattromiglia. Di lì a poco lui e i suoi compagni andranno al cinema; lo fanno prima di ogni partita e il giorno dopo ne avranno una importante contro il Messina.

Quel Cosenza è al suo secondo anno di serie B, ma la cavalcata trionfale della stagione precedente, con la promozione in A sfumata per un pelo, è solo un ricordo. Ora le cose girano male: è necessario vincere e i compagni ricordano un Denis molto motivato in vista dell’incontro. Calciatori e dirigenti si dirigono verso il cinema e Bergamini decide di andarci con la sua auto, una Maserati bianca acquistata di recente. Porta con sé Giuseppe Maltese, il massaggiatore. Quest’ultimo è in procinto di lasciare Cosenza e durante il tragitto, lui se ne dice dispiaciuto dato che dopo la partenza del portiere Simoni e dell’allenatore in seconda Ferroni, lui è uno dei suoi pochi amici rimasti a Cosenza.

Il gruppo arriva al cinema “Garden”; buio in sala.

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