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Calabria controtendenza, cala popolazione inattiva
C'è maggiore equilibrio tra le generazioni

Calabria

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CATANZARO - Diminuisce in Calabria il carico strutturale della popolazione inattiva che si assesta al 49,5 per cento collocando la regione tra le uniche tre sotto il 50 per cento a livello nazionale. I dati emergono dalla pubblicazione Istat "Noi Italia" 2013, dalla quale si evidenzia che in Italia si registra una “crescita costante” del carico strutturale della popolazione inattiva: in 10 anni le persone in età non attiva sono aumentate di 4 punti percentuali, passando dal 49,1% del 2002 al 53,1% del 2012.
L’indice di dipendenza, spiega l’Istituto di statistica, fornisce una misura, seppur approssimativa, del grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni fuori e dentro il mercato del lavoro. Tutte le ripartizioni geografiche registrano un indicatore superiore o uguale al 50,0 per cento, andando dal minimo che si ha nel Mezzogiorno (50,0 per cento) al massimo del Nord-ovest (55,0 per cento). L’indice di dipendenza, spiega l’Istat, si ottiene rapportando la popolazione residente in età non attiva (da 0 a 14 anni e da 65 anni e oltre) alla popolazione in età lavorativa (da 15 a 64 anni) e misura il carico demografico sulla popolazione in età attiva. Valori superiori al 50 per cento indicano “una situazione di squilibrio generazionale”.  
I DATI REGIONALI - La regione con l’indice di dipendenza più alto è la Liguria, definita tradizionalmente la regione più anziana d’Italia, il cui valore è pari quasi al 63 per cento, mentre all’estremo opposto si colloca la Sardegna con il 47,3 per cento. Con valori al di sotto del 50 per cento vi sono soltanto tre regioni: la Sardegna (47,3), la Campania (48,6) e la Calabria (49,5). Tutte le altre regione italiane infatti, nel corso degli anni, hanno progressivamente visto crescere il valore dell’indice, tendendo allo squilibrio generazionale indicato dal superamento della quota del 50,0 per cento. Analizzando la serie storica dell’indice nel decennio 2002-2012 si registra in tutto il Centro-Nord una crescita con variazioni massime in Friuli-Venezia Giulia (+8,5) e Lombardia (+7,3). Nel Mezzogiorno l’indice di dipendenza resta pressochè stabile, con un leggero incremento a livello di ripartizione (+0,5) mentre in alcune regioni il valore è addirittura diminuito nel corso dei dieci anni, come in Molise (-2,5), in Basilicata (-1,5) e in Calabria (-1,4). 
NEL MEZZOGIORNO PROVINCE SOTTO IL 50% - Su scala provinciale, il primato dell’indice di dipendenza spetta, in prevalenza, alle province del Nord; in sei province italiane si registrano valori superiori al 60 per cento tra cui Trieste (65,7 per cento), Biella (60,0 per cento) e le quattro province della Liguria. Le province che presentano un indice al di sotto della soglia del 50,0 per cento sono tutte appartenenti al Mezzogiorno, ad eccezione di Frosinone (49,4 per cento) e Latina (47,7 per cento). La provincia italiana con l’indice in assoluto più basso è Olbia-Tempio (44,9 per cento).

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