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Le mazzette contro la burocrazia: in Calabria
15mila imprenditori hanno "comprato" un servizio

Calabria

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REGGIO CALABRIA – Carezzina, regalo, obbligo, unguento o tangente. Sono tanti i sinonimi dietro ai quali si nasconde la mazzetta. Gli imprenditori calabresi, almeno una buona parte di essi, lo sanno bene. Hanno imparato a conoscere i meccanismi che in Calabria devono essere oliati per ottenere ciò che è dovuto per legge in tempi un po meno biblici di quelli non previsti dal codice ma legati a doppio filo con una burocrazia malata. 
Sono circa quindici mila i capi d'azienda che hanno avuto a che fare con le richieste di mazzette da parte di personaggi appartenenti alla Pubblica amministrazione. E' questo uno dei dati indicativi del fenomeno che sono stati messi nero su bianco nel rapporto sulla corruzione elaborato dall'istituto “Demoskopika” e Bcc Mediocrati. Sono percentuali aggiornate agli anni scorsi, ma offrono con chiarezza le sabbie mobili dentro le quali è costretta a muoversi la Calabria ed il suo sistema produttivo. Ora questi dati sono finiti dentro la bozza del Piano triennale di prevenzione della corruzione studiato dalla Regione Calabria. 
Ma la cosa ancora più grave è che dal 2011 in poi, in Italia, la percezione della corruzione secondo le stime di “Trasparency international” è in costante decrescita. Tre anni fa, infatti, lo “Stivale” ha fatto registrare il risultato più basso in termini assoluti, piazzandosi agli ultimi posti della classifica europea ed essendo superata, in peggio, solo dalla Romania, dalla Bulgaria e dalla Grecia. 
“Anche il rapporto Corruption di Eurobarometro del febbraio 2012 – si legge nella bozza del Piano preparato dalla Regione Calabria – conferma l’accentuarsi di questo differenziale rispetto agli altri Stati europei: l’87% dei cittadini italiani ritiene la corruzione un serio problema nel proprio Paese, in crescita del 4% rispetto a 2 anni prima (la media europea è del 74%); il 95% degli italiani – circa il 6% in più rispetto a due anni prima - ritiene che vi sia corruzione nelle proprie istituzioni nazionali; il 92% in quelle regionali e locali (la media europea è, rispettivamente, del 79 e 75%); il 75% degli italiani ritiene che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano stati inefficaci (la media europea è del 68%)”.
La corruzione è un virus capace di infettare tutti i livelli istituzionali, dal più altro a quelli locali. Per il 60% dei cittadini intervistati da Demoskopika la corruzione fa parte della cultura d'impresa e oltre il 25% ha assistito o si è trovato coinvolto in maniera personale in episodi di corruttela. La tangente, però, troppo spesso viene considerata con un mezzo per ottenere vantaggi o risolvere problemi piuttosto che come comportamento da “stigmatizzare ad ogni livello”. 
“Il deprecabile fenomeno della corruzione – si legge ancora nel documento – costituisce una delle principali cause dell’inefficienza dei servizi pubblici, del dissesto della finanza pubblica e della perdita di fiducia dei cittadini e delle imprese verso le istituzioni”.
Rimanendo alla Calabria, poi, il report dell'istituto Demoskopika mette in evidenza che l'86,9% degli intervistati ritiene che ci sia corruzione nelle istituzioni regionali e l'83,2% in quelle locali.
Nella platea dei corruttori, poi, si sono funzionari, politici e appartenenti alle forze dell'ordine. “La richiesta di tangenti - secondo lo studio - è stata fatta principalmente da funzionari che gestiscono gli appalti pubblici (26,1%) e da politici (17%), seguiti con percentuali inferiori da persone che lavorano nelle forze dell'ordine (11,4%) e da soggetti che si occupano del rilascio di concessioni edilizie e di permessi per lo svolgimento di altre attività economiche e commerciali (11,4%). Secondo il 45,8% degli imprenditori la motivazione più frequente della richiesta di tangenti è per velocizzare una pratica, per il 33,3% è per ricevere in cambio un servizio o un beneficio e solo per l'8,3% per evitare problemi con le autorità”.
L'accaparramento degli appalti e delle erogazioni di finanziamenti pubblici sono i primi obiettivi per chi chiede e chi eroga le mazzette.

REGGIO CALABRIA – Carezzina, regalo, obbligo, unguento o tangente. Sono tanti i sinonimi dietro ai quali si nasconde la mazzetta. Gli imprenditori calabresi, almeno una buona parte di essi, lo sanno bene. Hanno imparato a conoscere i meccanismi che in Calabria devono essere oliati per ottenere ciò che è dovuto per legge in tempi un po meno biblici di quelli non previsti dal codice ma legati a doppio filo con una burocrazia malata. Sono circa quindici mila i capi d'azienda che hanno avuto a che fare con le richieste di mazzette da parte di personaggi appartenenti alla Pubblica amministrazione. E' questo uno dei dati indicativi del fenomeno che sono stati messi nero su bianco nel rapporto sulla corruzione elaborato dall'istituto “Demoskopika” e Bcc Mediocrati. 

Sono percentuali aggiornate agli anni scorsi, ma offrono con chiarezza le sabbie mobili dentro le quali è costretta a muoversi la Calabria ed il suo sistema produttivo. Ora questi dati sono finiti dentro la bozza del Piano triennale di prevenzione della corruzione studiato dalla Regione Calabria. Ma la cosa ancora più grave è che dal 2011 in poi, in Italia, la percezione della corruzione secondo le stime di “Trasparency international” è in costante decrescita. Tre anni fa, infatti, lo “Stivale” ha fatto registrare il risultato più basso in termini assoluti, piazzandosi agli ultimi posti della classifica europea ed essendo superata, in peggio, solo dalla Romania, dalla Bulgaria e dalla Grecia. “Anche il rapporto Corruption di Eurobarometro del febbraio 2012 – si legge nella bozza del Piano preparato dalla Regione Calabria – conferma l’accentuarsi di questo differenziale rispetto agli altri Stati europei: l’87% dei cittadini italiani ritiene la corruzione un serio problema nel proprio Paese, in crescita del 4% rispetto a 2 anni prima (la media europea è del 74%); il 95% degli italiani – circa il 6% in più rispetto a due anni prima - ritiene che vi sia corruzione nelle proprie istituzioni nazionali; il 92% in quelle regionali e locali (la media europea è, rispettivamente, del 79 e 75%); il 75% degli italiani ritiene che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano stati inefficaci (la media europea è del 68%)”.

La corruzione è un virus capace di infettare tutti i livelli istituzionali, dal più altro a quelli locali. Per il 60% dei cittadini intervistati da Demoskopika la corruzione fa parte della cultura d'impresa e oltre il 25% ha assistito o si è trovato coinvolto in maniera personale in episodi di corruttela. La tangente, però, troppo spesso viene considerata con un mezzo per ottenere vantaggi o risolvere problemi piuttosto che come comportamento da “stigmatizzare ad ogni livello”. “Il deprecabile fenomeno della corruzione – si legge ancora nel documento – costituisce una delle principali cause dell’inefficienza dei servizi pubblici, del dissesto della finanza pubblica e della perdita di fiducia dei cittadini e delle imprese verso le istituzioni”.Rimanendo alla Calabria, poi, il report dell'istituto Demoskopika mette in evidenza che l'86,9% degli intervistati ritiene che ci sia corruzione nelle istituzioni regionali e l'83,2% in quelle locali.Nella platea dei corruttori, poi, si sono funzionari, politici e appartenenti alle forze dell'ordine. 

“La richiesta di tangenti - secondo lo studio - è stata fatta principalmente da funzionari che gestiscono gli appalti pubblici (26,1%) e da politici (17%), seguiti con percentuali inferiori da persone che lavorano nelle forze dell'ordine (11,4%) e da soggetti che si occupano del rilascio di concessioni edilizie e di permessi per lo svolgimento di altre attività economiche e commerciali (11,4%). Secondo il 45,8% degli imprenditori la motivazione più frequente della richiesta di tangenti è per velocizzare una pratica, per il 33,3% è per ricevere in cambio un servizio o un beneficio e solo per l'8,3% per evitare problemi con le autorità”.L'accaparramento degli appalti e delle erogazioni di finanziamenti pubblici sono i primi obiettivi per chi chiede e chi eroga le mazzette.

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