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La Regione non invia i progetti al Ministero
Saltano finanziamenti milionari per i ricercatori

Calabria

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POCO più di un anno fa il ministero della Salute pubblicava un bando destinato alla ricerca finalizzata e ai giovani ricercatori. I fondi stanziati erano pari a 135 milioni di euro e l’obiettivo quello di finanziare nuove strategie diagnostiche, terapeutiche e clinico – assistenziali per curare, ad esempio, neoplasie, patologie neurologiche e cardiovascolari. Il bando attira subito l’attenzione dei ricercatori under 40 dei tre atenei calabresi. E quella di ordinari, di gruppi di ricerca, di partner industriali, secondo le diverse aree previste del bando. C’è solo un’indicazione da tenere presente: le università non sono tra i «destinatari istituzionali» del bando, per cui i ricercatori dovranno rivolgersi alla Regione. Questa circostanza, nel caso calabrese, si rivelerà una controindicazione. 
Pochi giorni fa, quando, dopo le lunghe procedure di valutazione affidate in forma anonima a scienziati in larga parte stranieri, il ministero ha pubblicato i risultati, i ricercatori calabresi hanno scoperto che dei loro progetti non c’era nessuna traccia. Non figuravano tra quelli finanziati ma, sorprendentemente, neanche tra quelli presentati. Un errore? Una svista? Un vortice risucchiatore di upload? Gli uffici regionali in fondo non dovevano che garantire la trasmissione digitale dei progetti. 
Aspettavano i risultati della valutazione e invece si ritrovano a ricevere mail di colleghi che avevano iniziato a fiutare il pasticciaccio. Partono le richieste di chiarimenti all’ufficio regionale che non aveva inviato la documentazione, benché le università avessero rispettato tutte le scadenze. Nessuna risposta ufficiale è per ora arrivata. Alcuni ricercatori sono andati in Regione a protestare e chiedere spiegazioni. Le cose, secondo le notizie raccolte negli uffici, sarebbero andate così: la funzionaria, responsabile della pratica, era partita e il collega che l’ha sostituita non sarebbe riuscito a trasmettere i progetti perché proprio quel giorno si sarebbero verificati problemi sulla rete. Peccato che “proprio quel giorno” fosse l’ultimo utile per partecipare al bando.
Per cui, al netto dei problemi tecnici che avrebbero ostacolato la comunicazione con il ministero, resta il fatto che gli uffici regionali hanno atteso che la procedura arrivasse agli sgoccioli prima di inviare i progetti. Non hanno neanche avvisato i ricercatori o le università del disguido, per cui tutti hanno atteso inutilmente per un anno i risultati. Eppure la Regione aveva approvato, in via preliminare, le proposte di progetto e i ricercatori avevano inviato la documentazione lo scorso febbraio, tra il 19 e il 21, un mese prima che il bando venisse chiuso. E per la verità, in molti casi i ricercatori hanno supervisionato anche i formulari che spettavano all’ente. 
Inutile a quel punto chiedere grazia al ministero. Forse una proroga si sarebbe pure potuta strappare se dalla Regione qualcuno si fosse attaccato al telefono nel giorno del blackout. Una volta scaduto il termine a Roma si sono stretti nelle spalle: si tratta di procedure automatiche, ormai non si poteva più far nulla. 
Qualche ricercatore, che già qualche mese fa era venuto a conoscenza del disguido, una strada l’aveva tentata ed era stata quella di rivolgersi a Telecom perché certificasse i problemi di rete: magari – ha pensato – con quell’attestato qualcosa ancora si poteva strappare al ministero. La Telecom avrebbe risposto che non risultavano guasti. 
I progetti presentati al ministero, trasmessi dal resto d’Italia, sono stati quasi 4000. In 372 sono risultati vincitori. Quelli che provengono dagli under 40 sono stati 201 e 137 quelli della ricerca finalizzata ordinaria.
 I giovani ricercatori calabresi che hanno partecipato (o meglio, che hanno tentato di partecipare al bando) sono stati almeno quindici. Senza contare quelli degli altri gruppi di ricerca, eventualmente candidati. 
Ma c’è di più. In un tipo di procedura come la peer review (la valutazione tra pari) scelta dal ministero per la revisione dei progetti, in caso di bocciatura restano almeno le indicazioni dei commissari che possono essere un’occasione di approfondimento e di crescita. 
Quei progetti invece – dagli studi sulle cardiopatie alle ricerche in campo neurologico – sono rimasti fermi per un anno nei cassetti regionali. Pensate ai progetti curati con colleghi di altre regioni italiane o con partner industriali. Immaginatene la faccia quando scopriranno che il loro progetto al ministero non è neanche arrivato.

POCO più di un anno fa il ministero della Salute pubblicava un bando destinato alla ricerca finalizzata e ai giovani ricercatori. I fondi stanziati erano pari a 135 milioni di euro e l’obiettivo quello di finanziare nuove strategie diagnostiche, terapeutiche e clinico – assistenziali per curare, ad esempio, neoplasie, patologie neurologiche e cardiovascolari. Il bando attira subito l’attenzione dei ricercatori under 40 dei tre atenei calabresi. E quella di ordinari, di gruppi di ricerca, di partner industriali, secondo le diverse aree previste del bando. C’è solo un’indicazione da tenere presente: le università non sono tra i «destinatari istituzionali» del bando, per cui i ricercatori dovranno rivolgersi alla Regione. 

Questa circostanza, nel caso calabrese, si rivelerà una controindicazione. Pochi giorni fa, quando, dopo le lunghe procedure di valutazione affidate in forma anonima a scienziati in larga parte stranieri, il ministero ha pubblicato i risultati, i ricercatori calabresi hanno scoperto che dei loro progetti non c’era nessuna traccia. Non figuravano tra quelli finanziati ma, sorprendentemente, neanche tra quelli presentati. Un errore? Una svista? Un vortice risucchiatore di upload? 

Le cose, secondo le notizie raccolte negli uffici, sarebbero andate così: la funzionaria, responsabile della pratica, era partita e il collega che l’ha sostituita non sarebbe riuscito a trasmettere i progetti perché proprio quel giorno si sarebbero verificati problemi sulla rete. Peccato che “proprio quel giorno” fosse l’ultimo utile per partecipare al bando. Eppure la Regione aveva approvato, in via preliminare, le proposte di progetto e i ricercatori avevano inviato la documentazione lo scorso febbraio, tra il 19 e il 21, un mese prima che il bando venisse chiuso. 

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