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Camera Commercio, parla Algieri
«C'è chi teme la trasparenza»

Calabria

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COSENZA - Klaus Algieri rompe il silenzio sulla vicenda della Camera di commercio di Cosenza. E’ lui il bersaglio delle reiterate azioni giudiziarie di Confindustria, Confesercenti, Confartigianato, Confagricoltura e Cia. Algieri, in quattro anni ha ricostruito la Confcommercio con oltre 4 mila iscritti e guida la cordata che è risultata vincente nel rinnovo degli organi. Presidente Algieri, Confindustria nell'ultimo ricorso presentato sostiene che voi avete gonfiato i dati.
«Al di là di quel che questa associazione sostiene io preferisco attenermi ai fatti. Diverse persone si sono via via succedute nella gestione e responsabilità dei procedimenti relativi al rinnovo. Dalla responsabile del procedimento, che possiede senz’altro tutti i requisiti per svolgere una funzione che usualmente viene svolta dal segretario generale, ma che, ci tengo a ricordare, gestiva anche l’ufficio del presidente uscente e nuovamente candidato, fino all’attuale segretario generale, subentrato nella direzione dell’ente, a seguito dell’ennesima dimissione di un segretario generale (ben quattro in questa consiliatura ndr). Di certo non siamo stati noi a scegliere queste persone, né tanto meno si può supporre che ci abbiano potuto in qualche modo agevolare».
Eppure contestano i dati.
«Sia la responsabile del procedimento, che il nuovo Segretario Generale hanno sempre confermato la maggioranza della nostra rappresentatività. A fronte di questi fatti, sono io a chiedermi come si possa ancora mettere in discussione la nostra forza?».
E’ stato presentato la scorsa settimana un altro ricorso.
«Ci sono stati diversi ricorsi, contro la responsabile del procedimento, e quindi contro la Camera, contro la Regione, contro il nuovo segretario generale, contro le nostre associazioni. Ognuno caratterizzato da qualche particolare degno di nota.»
In che senso?
«La cordata guidata da Confindustria ha presentato una prima tornata di ricorsi contro la Camera chiedendo la sospensiva del procedimento. All’udienza fissata dal Tar, le stesse ricorrenti hanno però deciso di rinunciare alla sospensiva. Ci si chiede perché mai l’abbiano fatto visto che poi vi hanno rinunciato. Credo sia lecito supporre che l’obiettivo perseguito fosse solo quello di creare confusione per rallentare la procedura. Che dire poi del fatto che chi ha presentato ricorso era anche componente della giunta e che in quanto tale era chiamato a decidere se la Camera dovesse difendersi contro il ricorso presentato da se stesso».
Cosa contesta agli uscenti?
«Il fatto che in tutto questo caos, la parte politica dell’Ente sia entrata a gamba tesa nelle procedure, incurante della dovuta separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa.»
Ci fa qualche esempio?
«Vanno dalla richiesta di ulteriori controlli avanzati alla responsabile del procedimento, richiesta formulata sulla base di un parere legale redatto su incarico del presidente uscente, sino alle pressioni che l’allora segretario generale (poi dimessosi ndr) ha subìto nel corso del rocambolesco primo invio dei dati alla regione. Pressioni che sono arrivate a concretizzarsi nella richiesta avanzata al segretario di ricorrere ad un atto di autotutela per ritirare quanto trasmesso. Richiesta che, come è noto, non è stata mai accolta.»
Ma il Tar ha detto che il ricorso era fondato.
«Ad ottobre il Segretario Generale ha dato avvio alla reiterazione dei controlli così come richiesto dal Tar, sottoponendo a verifica il 100% delle posizioni. Conclusa questa fase, lo stesso segretario, ha provveduto ad inviare le risultanze alla Regione Calabria. Nel frattempo alla Regione qualche funzionario particolarmente sollecito aveva già predisposto un decreto di commissariamento della Camera senza che ve ne fossero i presupposti. Indovinate chi era il commissario designato? Dall’interrogazione del M5s emerge che era il presidente uscente Gaglioti. Scopelliti ha fissato la data del 31 marzo per completare l’iter. Però appena la Regione ha emanato i decreti puntuali come un orologio svizzero sono arrivati nuovi ricorsi, questa volta da parte di Confindustria e Confesercenti contro Confcommercio, Coldiretti, Confapi e contro lo stesso segretario Generale, che, come ho già detto, aveva ricevuto incarico proprio dal Tar di reiterare i controlli sul 100% delle posizioni a seguito proprio dei ricorsi presentati dalla cordata Confindustria.»
Quante volte deve essere ripetuta la procedura?
«Probabilmente fino a quando il risultato non risulta a gradito qualcuno. E’ stata creata confusione arte a partire dal regolamento sulle procedure elettorali in cui veniva previsto il controllo su tutte quelle aziende che risultavano iscritte a più associazioni. Un caso unico in italia, perché nulla vieta ad un’impresa di aderire ad una, due o infinite associazioni.»
Lei a margine di un convegno ha denunciato che vostri associati sono stati contattati dalla controparte.
«Molti associati del nostro apparentamento hanno riferito di essere stati contattati da altre organizzazioni datoriali che si sono prese la briga di verificarne l’effettiva adesione alle nostre associazioni e che poi, senza troppi giri di parole, hanno proposto di disdire e tanto altro ancora. Tralascerei di commentare azioni che si commentano già da sole; piuttosto, mi soffermerei su un altro aspetto della vicenda, rispondendo alla sua domanda con un’altra domanda: come è stato possibile avere i riferimenti degli associati considerato che tali informazioni sono state consegnate alla Camera in elenchi appositamente crittografati proprio per garantirne e tutelarne la riservatezza?»
Qualcuno ha violato il segreto d’ufficio?
«Non lo so, è certo che alcune di queste associazioni hanno presentato anche una richiesta di accesso agli atti chiedendo di prendere visione e avere copia degli elenchi dei nostri associati e degli attestati di pagamento. Ma cosa devono farne? Vogliono controllare l’operato del Segretario Generale che, lo ripeto, è stato incaricato dal Tar di reiterare i controlli? O hanno altri intenti?»
Perché e chi non vuole che alla Camera Commercio di Cosenza ci sia un cambio di maggioranza?
«Non certo Confcommercio, né tutte le altre organizzazioni del nostro apparentamento che in questa vicenda sono state bersaglio continuo di ricorsi e di azioni che di fatto hanno finito per avvelenare anche l’aria che respiriamo. Tutto questo accanimento contro l’insediamento del nuovo consiglio lascia supporre che non si tratti più di un problema di poltrone».
Quindi secondo lei c’è dell’altro? Cosa pensa di tutta questa storia?
«Penso sia giunto il momento di dire basta. Vorrei essere propositivo e discutere di ciò che serve veramente alla imprese a partire dal discorso pronunciato dal procuratore in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario nel corso del quale è stato sottolineato come la provincia di Cosenza continua a registrare la presenza di un tessuto imprenditoriale parassitario, abituato a trarre vantaggio in maniera illecita da erogazioni o finanziamenti pubblici, con costituzione di società destinate ad operare per un breve lasso di tempo per essere destinati alla bancarotta, il tutto a danno dei creditori, gli enti pubblici gli istituti previdenziali ed i lavoratori.»
Qualora dovesse essere lei il nuovo presidente quale sarà il primo atto che farà?
«Chiedere ai revisori dei conti di controllare la situazione dell’Ente alla data di insediamento. Da li si parte. Ciò fatto, spalancherei letteralmente le porte della Camera aprendo la discussione in seno al consiglio ad altre associazioni, istituzioni, università e comunque a chiunque voglia apportare il proprio contributo».
Sulla vicenda della Banca di Garanzia si è arrivato all'epilogo, con quali conseguenze?
«Non abbiamo mai aderito a questo progetto. Sappiamo che anche altri imprenditori associati ad organizzazioni del nostro apparentamento sono stati inizialmente coinvolti e che ad oggi, per quel che ci risulta, non hanno mai ricevuto alcuna comunicazione in merito, non sono mai stati convocati in una qualunque assemblea e soprattutto non hanno mai ricevuto comunicazione dell’esistenza di un liquidatore. Al riguardo, però, sono in tanti a chiedersi quale metodo sia stato utilizzato per decidere chi dovesse essere liquidato e chi no, a domandarsi le ragioni per cui la quota sottoscritta non viene restituita per intero, a chiedersi se ci sono problemi. A queste domande non è mai stata data risposta, per cui questo stato di incertezza continua a permanere. Non credo che questa confusione sia voluta o che sia dettata da furbizie o atti sconvenienti, di certo, c’è poca trasparenza».

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