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A rischio chiusura sede del Tar di Reggio Calabria
Scoppia la protesta ma ministro conferma linea

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «Nessun risparmio, anzi sarà il caos». E’ l’allarme dei presidenti dei Tar, che hanno riunito il loro organo di autogoverno, il Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, in via straordinaria sul ventilato taglio delle sezioni distaccate: 8 in tutto, tra i quali Reggio Calabria, ed a cui si aggiungono Catania, Lecce, Salerno, Brescia, Latina, Pescara e Parma, entro il primo ottobre.
«Non siamo in grado di accogliere il personale, e non ci sono le condizioni per la mobilità», dicono i magistrati, che hanno sollecitato il presidente del Consiglio di Stato, Giorgio Giovannini, a prendere una posizione forte nei confronti del provvedimento. Alcuni presidenti hanno anche scritto al Capo dello Stato, chiedendogli «come primo magistrato d’Italia» di analizzare la questione. «Non sono un nemico dei Tar», risponde a distanza il ministro della Giustizia Andrea Orlando, «ma - aggiunge - il frazionamento dei controlli è una delle cause di inadeguatezza del nostro sistema nel contrasto alla corruzione. Ci sono paesi che non conoscono la giustizia amministrativa e non hanno un tasso di corruzione più alto del nostro».
Ed è proprio quello della cancellazione lo spettro che aleggiava al Consiglio di questo pomeriggio. Qualcuno lo ha anche detto esplicitamente. «A ricordare una 'slidè del presidente del Consiglio con il superamento della giustizia amministrativa mi tremano i polsi», ha affermato, aggiungendo pepe alla discussione, il presidente del Tar Sicilia Filoreto D’Agosto che teme quindi che quello sulle sezioni distaccate sia solo il primo passo. «Non c'è paragone con il taglio delle sedi della giustizia ordinaria, per la quale c'è stata una interlocuzione e due anni per adeguarsi», ha lamentato Linda Sandulli, presidente di sezione del Tar del Lazio. E quella «interlocuzione, per manifestare le nostre perplessità», è la richiesta espressa dal Consiglio a governo e parlamento, che ha proposto - nella delibera finale - una collaborazione per arrivare ad una riorganizzazione della giustizia amministrativa «nel segno della ragionevolezza, senza arrecare un vulnus all’operatività dei Tribunali».

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