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Lamezia, Comune nega permesso a un centro commerciale
Tar condanna a risarcire 19 milioni a un imprenditore

Calabria

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LAMEZIA TERME - Sarebbe stato quantificato in 19 milioni di euro il risarcimento danni alla Icom che dovrà sborsare il Comune di Lamezia. Come si ricorda, la Icom di Floriano Noto, per la mancata realizzazione del Borgo Antico, aveva chiesto 53 milioni di euro di danni al Comune, il Tar aveva accolto il ricorso di Noto accertando la responsabilità del Comune di Lamezia per i danni cagionati alla Icom dai provvedimenti elevati, disponendo, ai fini della quantificazione dei danni, una consulenza tecnica d’ufficio affidata agli ingegneri Mariano Ansani e dottor Igino Guerriero entrambi di Catanzaro e rinviando per il prosieguo all’udienza del 21 novembre 2014. Ora i consulenti si sono espressi quantificando il danno in 19 milioni di euro. La decisione definitiva spetta ora al Consiglio di Stato davanti al quale il Comune ha avanzato ricorso contro la sentenza del Tar. A luglio scorso si era tenuta l'udienza al Consiglio di Stato per la richiesta di sospensiva ma si dovrà decidere tutto nel merito. 

A difendere il Comune sono stati chiamati gli avvocati Aristide Police e Michele Anastasio Pugliese, nativo di Nicastro. Il Tar condannò al risarcimento dei danni alla Icom di Catanzaro, rappresentata dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Guido Alpa, in capo alla famiglia di Floriano Noto, per la mancata realizzazione del grosso insediamento commerciale denominato Borgo Antico, che doveva sorgere all'incrocio tra la superstrada dei Due Mari e via del Progresso, e che impegnerebbe 200 mila ettari di territorio per 40 milioni di euro d'investimento interamente privato.

La Icom aveva presentato ricorso al Tar contro il Comune di Lamezia, per aver opposto diniego del permesso a costruire il Retail Entertainment center regionale “Borgo Antico”, chiedendo il risarcimento danni da ritardo per 53 milioni di euro. Era stata confermata, dunque, l’ipotesi che il Comune non potesse veder accolto il suo ricorso per aver «dimostrato la contraddittorietà del suo operato in quanto mentre attivava e portava a termine l'iter di approvazione del progetto, bruscamente aveva poi deciso di arrestarlo». 

I giudici del Tar, tra l’altro, rilevarono in capo al Comune «l’attività illegittima, produttiva di danni, che sarebbe imputabile a colpa dell’amministrazione», che avrebbe violato «le fondamentali regole di legalità, correttezza e buon andamento, lasciando pendente il procedimento oltre ogni ragionevole termine e mantenendo un atteggiamento dilatorio e ostruzionistico».

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