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Patata silana, mercato a rischio: l'alt della Russia
dirotta in Italia rodotti agricoli del nord Europa

Calabria

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LA chiusura della Russia produce i suoi effetti fino in Calabria ed a subire un duro contraccolpo è il mercato della patata. L'allarme è statao lanciato dai produttori del settore, al termine di un ampio confronto tra i rappresentanti delle organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue (Copa e Cogeca). Il bando russo infatti, ha colpito il 37% dell’export di patate europee, in base ai dati del 2013, con conseguenze negative che ricadono indirettamente sui produttori italiani in tutto il Paese. 

Per quanto riguarda la Calabria, ad essere penalizzata è soprattutto la produzione della patata della Sila. Al danno rischia di aggiungersi la beffa. Questo perché con il mercato russo bloccato, Paesi del Nord Europa portano sul mercato italiano il loro prodotto che ha un costo molto più basso. Questo vuol dire che ad essere penalizzato è proprio il prodotto calabrese.

«Siamo estremamente preoccupati - ha detto all’Ansa Fausto Bosca di Unapa (l'Unione nazionale delle associazione dei produttori di patate) - almeno per due motivi. In primo luogo,sono aumentati del 5% gli investimenti nel settore e si prevede uno dei raccolti più importanti degli ultimi anni. Ci sono quindi le premesse per un certo squilibrio tra domanda e offerta». 

Inoltre - ha aggiunto - «la parte della produzione Ue, come quella francese e tedesca, che non può più confluire verso la Russia é destinata ad essere esportata verso il Sud dell’Europa, tra cui l’Italia. I nostri produttori non possono fare concorrenza ai prezzi (oggi 12-13 centesimi il kg franco arrivo) degli Partner de Nord Europa in quanto hanno costi di produzione più elevati». Chiediamo quindi all’Ue - ha precisato Bosca - «di introdurre elementi di regolamentazione del mercato del settore delle patate, il più discriminato della Politica agricola comune in quanto non é gestito da un’organizzazione comune di mercato, nè riceve un sostegno comunitario».

Bisogna correre ai ripari - ha rilanciato Luciano Torreggiani, coordinatore di Fedagri per il settore - indicando che é necessario «intensificare i controlli per evitare che
venga cambiata, grazie ad alcuni commercianti che si prestano a farlo, l’origine del prodotto importato che, una volta passato la frontiera diventa italiano». Per Torreggiani é «più che mai il momento di attuare il piano sulla patata deciso nel 2012».

Come espandere il mercato europeo? La Commissione ha fatto sapere che sta lavorando per estendere la presenza europea in America Latina, in particolare in Brasile, ma anche in Asia e soprattutto in Africa. La prossima settimana poi, il Parlamento di Kiev dovrebbe approvare la liberalizzazione con l’Ue - dal prossimo primo novembre - del commercio della patata. Questo però non basta. Copa e Cogeca chiedono all’Esecutivo di «rimuovere nei prossimo negoziati commerciali con i Paesi extra-Ue la burocrazia, le barriere non tariffarie e quelle fitosanitarie. Ma anche proteggere i diritti di proprietà intellettuale per i tuberi-seme rafforzando la promozione del prodotto fresco».

 

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