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Calabria in recessione, anche il 2015 con il segno meno
La sferzata di Squinzi: «Situazione inaccettabile»

Calabria

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CROTONE - «Se tutta l'Italia è in stagnazione, il Sud è in recessione e la Calabria presenta i dati più drammatici». Lo ha affermato il numero uno degli industriali italiani, Giorgio Squinzi, nel corso del convegno organizzato da Confindustria Crotone in occasione del ventennale della sua fondazione. Squinzi riferisce dati Svimez e sottolinea che il 2014 si chiuderà con un ribasso del Pil dell'uno per cento. «Ma - aggiunge - anche il 2015 si prevede col segno meno per l'economia regionale».

Una situazione, quella calabrese, che il leader nazionale di Confindustria definisce «drammatica». A preoccupare, spiega, è soprattutto la ricaduta occupazionale: «E' inaccettabile il dato secondo il quale in questa regione lavora solo il 37,5%». Guardando ai settori sui quali puntare, Squinzi si sofferma sul turismo culturale: «La media di visite ai beni culturali italiani è di circa ottantamila annue, quella del Sud è di 65.000 ma incide molto Pompei. In Calabria, invece si scende a poco più di 13.000 annue, cioè circa 38 visitatori al giorno». 

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Inutile, invece, aggrapparsi al decreto Sblocca Italia per sperare nella ripresa: «Il provvedimento - dice Squinzi - interviene su molti settori, ma ha una portata ridotta rispetto alle nostre aspettative e non inverte la rotta intrapresa da troppo tempo. Dobbiamo cambiare politica economica, ma questo deve avvenire anche in Europa. Molti Stati membri hanno ridotto i fondi per gli investimenti e questo è stato un elemento negativo».

Secondo il presidente degli industriali «l'austerità sulla quale si è orientata l’Europa, dimenticando la crescita, non ci serve. Bene ha fatto il Governo - ha aggiunto - a porre la questione della flessibilità, ma bisogna fare le riforme. Serve anche una robusta politica di investimenti pubblici a cominciare dall’utilizzo dei fondi comunitari in modo da non perdere nemmeno un euro. Bisogna poi rimettere l’impresa al centro della programmazione e semplificare le procedure». 

Nell'elenco delle riforme, quella del lavoro non è l'unica indicata da Squinzi: «Abbiamo necessità - ha aggiunto - di tante altre riforme come ad esempio quella della pubblica amministrazione, della legge delega fiscale, una spending review importante e di una magistratura che operi in tempi ristretti. Abbiamo accumulato tanti ritardi e bisogna fare il più possibile in tempi ristretti».

Ma in generale, per Squinzi «bisogna riacquistare fiducia perché è con essa che si rimettono in moto gli investimenti». 

 

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