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Aziende confiscate alla mafia finiscono fuori mercato
Leggi inadeguate: persi 72mila posti di lavoro

Calabria

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REGGIO CALABRIA - L’allarme era stato lanciato da tempo. Adesso c’è la prova statistica: le aziende sottratte alla criminalità organizzata e restituite al libero mercato, sotto la guida dello Stato, non reggono alla concorrenza e finiscono per fallire, creando migliaia di nuovi disoccupati.

Le aziende confiscate in via definitiva alla mafia sono oltre 1700, quelle sequestrate potrebbero essere cinque volte tanto. Le prime sono aumentate del 70% dall’inizio della crisi, il che dimostra l’abbassamento del controllo di legalità e la pervasività della criminalità nel sistema economico italiano.

Parte da questi numeri e da queste riflessioni il comitato promotore della campagna “Io riattivo il Lavoro”, costituito da Cgil, Libera, Acli, Arci, Avviso Pubblico, Legacoop, Sos Impresa, Centro Studi Pio la Torre, che martedì prossimo, alle ore 11.30, terrà una conferenza stampa a Roma per chiedere al Parlamento di varare rapidamente la legge di riforma sui beni confiscati. Ed è in questo contesto di precarietà economica che si inserisce l'allarme di Libera per la forte crisi e il rischio di maggiore pervasività delle cosche (LEGGI).

Tutti i settori produttivi sono coinvolti e una percentuale molto alta riguarda comparti chiave come il terziario (55%), l’edilizia (27%) e l’agroalimentare (6%). È possibile trovare aziende sequestrate e confiscate in tutta Italia, da Nord a Sud. Le regioni in cui se ne contano di più sono la Sicilia (36%), la Campania (20%), la Lombardia (13%), la Calabria (9%) e il Lazio (8%).

Secondo l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, il 90% di queste aziende fallisce a causa dell’inadeguatezza dell’attuale legislazione, incapace di garantire gli strumenti necessari per l’emersione alla legalità e di valorizzare a pieno la loro enorme potenzialità economica. 

Secondo le rilevazioni del ministero della Giustizia del gennaio scorso, riferite al periodo che va dal gennaio del 2009 al settembre del 2013, in questo arco di tempo si sono verificati 5.738 sequestri attraverso procedimenti di prevenzione e si può stimare che altrettanti siano avvenuti attraverso procedimenti penali. E sono in atto richieste da parte dei PM ai giudici per 2.500 sequestri di altrettante aziende.

I lavoratori coinvolti nel fenomeno sono oltre 80 mila. «Dando per buone le stime dell’Agenzia relative al fallimento del 90% di queste aziende - scrive il comitato Io riattivo il lavoro - il quadro che emerge è devastante: circa 72.000 lavoratori e lavoratrici hanno pagato con il licenziamento e la disoccupazione l’inadeguatezza delle istituzioni nel valorizzare l’enorme patrimonio economico costituito dalle aziende confiscate. E ciò avviene proprio in territori già fortemente condizionati dalla zavorra mafiosa».

 

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