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Call center nella bufera, il 21 novembre sciopero nazionale
In Calabria impiegati nel settore oltre 15 mila lavoratori

Calabria

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CATANZARO - Sono oltre 15 mila gli addetti del settore dei Call Center con oltre 500 milioni di euro di salari redistribuiti in un anno. Un settore di altissima incidenza sull'economia calabrese che da anni, ormai, sta attraversando un periodo di profonda crisi anche e soprattutto per via del progressivo trasferimento verso altri sedi, soprattutto all'estero, dei centri in questione e numerose aziende costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali per mantenere i livelli occupazionali. In Calabria, infatti, nel corso del primo semestre 2014 sono stati persi oltre 500 posti di lavoro mentre lavoratori a tempo determinato o in somministrazione non hanno visto rinnovato il proprio contratto a causa di esuberi per carenza di attività. Oltre 1500 sono invece coloro fruiscono di contratti di solidarietà o cassa integrazione in deroga, e 2500 i posti di lavoro persi nell’ultimo biennio in Calabria nel comparto dei call center in outsourcing.

Proprio per mantenere alta l'attenzione su questa situazione di profonda crisi il prossimo 21 novembre si svolgera una nuova azione di protesta, uno sciopero, che vedrà scendere in piazza i lavoratori guidati dai sindacati «per chiedere regole e frenare emorragia occupazionale». 

I lavoratori e i sindacati rimarcano come la situazione sia destinata a peggiorare laddove «non si intervenga immediatamente frenando le gare al massimo ribasso». Questo perché per la Slc Cgil Calabria «le crisi occupazionali nel comparto non sono riferibili alla crisi economica ma unicamente all’assenza di regole. Su tutte la carenza di una normativa sui cambi di appalto che consente ai clienti di cambiare continuamente fornitore con l’unico scopo di abbassare il costo del servizio e aumentare i margini di guadagno delle imprese. Per questo con forza saremo nuovamente in piazza il 21 novembre per richiedere l’applicazione della direttiva europea 23/2001 che prevede che i lavoratori seguano il lavoro nei cambi di appalto. Una normativa di buon senso che nel resto d’Europa sta proteggendo i lavoratori dal liberismo sfrenato derivante dall’assenza completa di regole che invece contraddistingue l’Italia». 

Inoltre, per il sindacato «la completa assenza di regole negli appalti sta causando spostamenti incontrollati di commesse da un azienda all’altra con non pochi disagi a diverse realtà e la conseguente apertura di procedure di ammortizzatori sociali e la riduzione salariale per i lavoratori». 

Dito puntato contro il governo il cui atteggiamento viene definito «sconcertante» visto che «si era impegnato, ribadendolo anche in Calabria con il sottosegretario Teresa Bellanova, all’avvio di una normativa che comprendesse i temi della clausola sociale, ed al contrario a sottoposto a fiducia la legge delega sul Jobs Act che prevede licenziamenti e demansionamenti più facili, oltre alla deregolamentazione dei controlli a distanza. Il Governo sta mostrando una grande inaffidabilità rispetto gli impegni assunti»

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