Salta al contenuto principale

Turismo, la vocazione incompresa della Calabria
Malgrado un immenso patrimonio lo sviluppo stenta

Calabria

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 8 secondi

CATANZARO – Turismo, la vocazione incompresa. 700 chilometri di coste, tre parchi naturali, giacimenti artistici antichi millenni, patrimonio enogastronomico. La Calabria ha in mano le chiavi per mettere in moto la propria economia ma la macchina va a 20 chilometri all’ora. 

LEGGI L'INCHIESTA SULL'AGRICOLTURA ELDORADO DI CALABRIA

Il turismo, infatti, continua a essere una voce marginale della Calabria, incidendo per circa e solo il 6% sul Pil interno. A dispetto di una media nazionale pari a circa il 10% e di altre realtà italiane che, invece, di turismo campano tutto l’anno: in Trentino il turismo produce il 21% del Pil, in Sardegna il 10.4%. Un turismo cenerentola, insomma, puntellato da mille problemi, alcuni dei quali assolutamente strutturali (basti pensare ai trasporti e ai collegamenti interni). Il tutto in linea, in realtà, alla visione generale del turismo non considerato come una grande questione nazionale. La Gran Bretagna – tanto per fare un esempio – che ha 17 siti Unesco a dispetto dei 50 dell’Italia dà nel settore del turismo lavoro a più di quattro milioni di persone in pianta stabile, l’Italia a malapena a tre milioni. 2014, 

ANNO NERO. In base all’ultimo (il 14°) rapporto sul Turismo redatto dal dipartimento turismo della Regione Calabria, nel corso dell’ultimo anno la Calabria ha subito una flessione in negativo del 3% dei turisti. Un calo che – c’è da dire – va letto in controluce con un trend sempre crescente negli anni ’90. (LEGGI LA NOTIZIA COMPLETA SULLO STATO DI SALUTE DEL TURISMO NEL 2014) La fine dello scorso secolo è stato un periodo ruggente per la Calabria turistica, con punte di +231% negli arrivi. Ma si trattava, per l’appunto, di un secolo fa. La realtà dell’oggi è molto meno rosea. Nell’anno appena passato gli arrivi, nella nostra regione, sono stati 1,4 milioni e 7,7 milioni le presenze. 

CALABRIA, SOLO ESTATE. In Calabria il turismo funziona solo d’estate, per i due mesi centrali di luglio e di agosto. Sono residuali, infatti, le forme di destagionalizzazione, ovvero l’offerta allungata anche nei mesi invernali e in quelli “morti”, lontani cioè dalla calca estiva. Ancora, la Calabria – nonostante il patrimonio interno e variegato anche sul piano culturale ed enogastronomico – funziona solo attraverso il mare. Lo dicono alcuni indicatori significativi contenuti nel rapporto scritto dalla Regione. Il 90% dei visitatori calabresi sceglie le coste, solo il 5,8% pernotta nell’entroterra e solo il 3.1% nella montagna. 

LEGGI LE IMPENNATE DI VISITATORI NEL SETTORE DEL TURISMO CULTURALE

IL SISTEMA TURISTICO REGIONALE. I turisti che arrivano in Calabria sono per l’82,8% italiani mentre resta bassa la percentuale die visitatori stranieri, pari al 17,2%. Nello specifico, la Calabria piace in primis ai napoletani e ai campani in generali, da questa regione provengono la maggior parte dei visitatori. Mentre dall’estero, in cima agli arrivi c’è la Germania. Poi vi sono i russi, i francesi, i polacchi , austriaci e slovacchi. Va detto che nelle dinamiche degli spostamenti, determinante è il valore del turismo di ritorno, ovvero gli emigrati che fanno ritorno a casa durante il periodo estivo. Altro dato significativo è quello del numero di alberghi e di posti letto. 

LEGGI L'ALLARME DI FEDERALBERGHI PER LA CARENZE INFRASTRUTTURALI

La Calabria ha un’alta recettività rispetto soprattutto alla domanda. Ci sono attualmente 2931 esercizi e 187764 posti letto, la maggior parte dei quali diffusi negli alberghi. Ancora pochi, in proporzione, i campeggi, gli ostelli per la gioventù, i rifugi. Il 65% dei posti letto è concentrato sulla costa, la parte restante nell’entroterra, nei centri urbani e in montagna. Chi arriva in Calabria preferisce, per lo più, muoversi in macchina (61.4%), il 18% arriva in aereo e il 9% in treno. Il vero salto di qualità – lo affermano anche gli addetti ai lavori della regione all’interno del rapporto – si avrà quando i maggiori arrivi si avranno negli aeroporti. I collegamenti aerei, attraverso i vettori nazionali ma anche e soprattutto i low cost, faranno la differenza nel numero degli arrivi dall’estero ma anche dalle regioni del nord. 

FIUMI DI SOLDI PUBBLICI. Se il turismo non decolla non può certo dipendere dal fatto che siano, nel tempo, mancati gli investimenti. Soltanto negli ultimi anni, sono stati spesi più di 200 milioni di soldi pubblici. Il turismo, in primis nella programmazione comunitaria, ha assorbito milioni e milioni di euro che – a vario titolo – sono stati erogati dai soggetti pubblici e soprattutto dalla Regione. Il dipartimento regionale, riferendosi all’ultima programmazione 2007/2013, ha avuto una dotazione finanziaria di oltre 143 milioni di euro, di cui circa 98 riferiti ai Pisl (progetti integrati di sviluppo locale) e i restanti ai Por. Altri 7 milioni sono stati investiti nelle politiche giovanili e in particolare nella realizzazione di centri d’aggregazione. L’attività di comunicazione e promozione ha assorbito 26 milioni.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?