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Nuovo blocco dei fondi europei per la Calabria
Ribadite le criticità nei sistemi di controllo

Calabria

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CATANZARO - La Commissione Europea ha nuovamente bloccato i pagamenti del Fondo Sociale Europeo della programmazione 2007/2013 (LEGGI DELL'ULTIMO SBLOCCO DELLO SCORSO APRILE). La comunicazione alla Regione e alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea, è arrivata il 31 luglio scorso a firma del direttore generale Occupazione, affari sociali e inclusione Michel Servoz.

LEGGI IL COMMENTO ALLA SPESA IN CALABRIA DEL COMMISSARIO CRETU

Il blocco riguarda una richiesta di pagamento del 6 luglio scorso pari a 166.435 euro, ma le contestazioni sono su 47 milioni di euro di spesa certificata dalla Regione. Secondo quando si è appreso, nell'ultimo anno della scorsa legislatura, i controlli di primo livello della Regione venivano effettuati in modo poco efficace con la conseguenza che successivamente sono emersi tassi di errore molto alti che hanno indotto al blocco dei pagamenti.

Dai dati – scrive la Commissione - «emergono elementi che fanno presumere delle carenze significative nel funzionamento dei sistemi di gestione e controllo» con specifico riferimento agli organismi di gestione e di controllo, alle verifiche di gestione di primo livello e il loro seguito alla pista di controllo alle disposizioni generali applicabili a tutti gli strumenti di ingegneria finanziaria.

Per quanto concerne poi le irregolarità, emergono criticità riguardo le norme sull'ammissibilità delle spese (principio di sana gestione finanziaria); le norme in materia di aiuti di Stato e le norme relative alla pista di controllo.

Il blocco dei fondi terminerà «non appena le autorità italiane avranno adottato le misure atte a migliorare il funzionamento dei sistemi di gestione e controllo dell'intervento in questione per il futuro, così come le correzioni finanziarie degli importi legati alle irregolarità», misure che devono consentire di «prevenire il ripetersi delle carenze identificate» e che potranno essere «oggetto di verifica da parte della Commissione». Inoltre, le autorità italiane sono invitate a verificare che le parti interessate, per i quali un'eventuale interruzione dell'intervento dell'Unione potrebbe avere conseguenze negative, «siano debitamente informati».

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