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La 'ndrangheta soffoca il reddito calabrese del 10-15%

L'analisi di BankItalia traccia un quadro inquietante

Calabria

Non mancano, comunque, alcuni dati positivi anche se flebili

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Didascalia Foto: 
Da sinistra Sergio Magarelli, Antonio Covelli, Giuseppe Albanese e Iconio Garrì
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CATANZARO - Il quadro della situazione economica calabrese non è dei più incoraggianti. Secondo quanto rilevato da Banca d'Italia nel suo tradizionale rapporto sullo stato di saluta della regione in punta allo Stivale, infatti, sebbene siano presenti segnali di ripresa gli stessi sono ancora troppo flebili per innescare una vera e propria inversione di tendenza necessaria per uscire dallo stato di depressione econiomico-sociale in cui il territorio versa ormai da decenni.

Il primo nodo irrisolto della Calabria, indubbiamente, è costituito dalla criminalità organizzata e Bankitalia, e in particolare Sergio Magarelli, direttore della locale filiale della Banca d’Italia, non si nasconde dietro un dito quanto afferma che la 'ndrangheta «deprime il reddito in misura molto consistente. Si parla di percentuali tra il 10% e il 15%, una vera e propria manovra economica. Possiamo parlare in Calabria di vera e propria modifica della capacità dell’azione pubblica, di un impedimento a far sì che questa azione pubblica faccia quello per cui è programmata e cioè promuovere le possibilità di sviluppo, creare le condizioni perché questo sviluppo della società civile sia positivo e possa portare ad un incremento diffuso del reddito e soprattutto che possa premiare quello che è il merito nell’ambito della competizione economica».

Magarelli ha precisato che BankItalia ha «scelto tre concetti trasversali, a cui ho aggiunto un quarto, del nostro rapporto: investimenti, produttività, diseguaglianza e il quarto che ho aggiunto è fiducia. Il divario infrastrutturale del Sud e della Calabria che è il Sud del Sud, non è solo dovuto ad una minor dotazione di infrastrutture materiali o una minor capacità di rendere queste strutture immateriali, come la giustizia, la sanità, l'istruzione, più efficienti di quello che sono, ma è dovuto anche ad un limite, ad una catena che imbriglia le potenzialità di sviluppo economico di questa regione che è dovuta alle pratiche corruttive, all’evasione fiscale e alla presenza diffusa della criminalità organizzata che distorce quelle che sono le azioni e le decisioni della politica pubblica ed economica, della creazioni di opere che possono favorire lo sviluppo».

Il principio secondo il quale nella competizione economica deve vincere il migliore «è - secondo Magarelli - un beneficio per tutto il tessuto economico perché progredisce tutto il tessuto economico e soprattutto porta a quella quarta parola di cui abbiamo parlato, la fiducia. Porta a far sì che la fiducia venga nutrita dalla comunità locale, da tutta la cittadinanza, per la quale lo Stato lavora, che potrà guardare al proprio futuro con una aspettativa positiva, con fiducia che si traduce nella possibilità di avere uno sviluppo duraturo e di costruire un futuro per le generazioni future che sia all’altezza dei loro sogni e delle loro aspettative».

IL DATO SULL'OCCUPAZIONE E SUI REDDITI

L’occupazione in Calabria nel 2017 è cresciuta del 2,6% rispetto all’anno precedente ma ciò non vuol dire che le cose vadano bene visto che «il tasso di disoccupazione dei laureati è circa il doppio rispetto al resto d’Italia (13,1%), questo contribuisce a spiegare gli intensi flussi migratori in uscita fuori dalla regione». Inoltre «i livelli occupazionali restano comunque inferiori di circa il 10% rispetto al 2007, cioè prima che iniziasse la crisi, mentre nel resto d’Italia sono stati superati anche se di poco. L’aumento è stato più accentuato per la componente femminile ed ha interessato tutte le fasce di età, anche se, in termini assoluti, è stato più intenso tra coloro che hanno fino a 34 anni, oppure 55 anni e oltre. Il tasso di occupazione è risalito oltre il 40% e il divario di genere a favore degli uomini si è ridotto al 21%».

L’occupazione è cresciuta sia per quanto concerne il lavoro autonomo che per quello subordinato, «anche se - prosegue BankItalia - secondo i dati Inps, nel settore privato l’aumento dei rapporti di lavoro dipendente è riconducibile come nel 2016 alla crescita dei contratti di apprendistato e a termine; le assunzioni nette a tempo indeterminato sono invece scese. È aumentata anche l'offerta di lavoro, seppur lievemente (0,6%) con un incremento conseguente del tasso di attività pari al 52,3%. All’incremento degli occupati corrisponde un calo delle persone in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione è così sceso dell’1,6% raggiungendo il 21,6%. L’incidenza della disoccupazione tra le forze di lavoro rimane significativamente più elevata per le donne e per i giovani fino a 34 anni per i quali si attesta al 39,1%. si è leggermente ridotto anche il numero dei Neet sui giovani tra i 18 e i 29 anni anche se la quota rimane superiore rispetto al resto del Paese (43,1% rispetto al 28,3%)».

Buone notizie anche sul fronte del reddito disponibile delle famiglie calabresi che è aumentato, cosi come continua a migliorare la valutazione delle famiglie sulla propria situazione economica.

Ma anche in questo caso si tratta di una buona notizia a metà in quanto la crescita «non cambia il fatto che in Calabria il reddito disponibile pro capite sia di circa 12.500 euro (LEGGI I DATI DELL'ULTIMA RILEVAZIONE), un valore nettamente più basso rispetto al resto d’Italia».

La distribuzione del reddito regionale, resta più disuguale rispetto ai livelli pre-crisi. In particolare, «la disuguaglianza tra i cittadini è cresciuta significativamente nell’ultimo anno. Tale dinamica si lega a un peggioramento delle condizioni di vita nelle fasce più disagiate. Secondo l’Indagine sulle spese delle famiglie, la quota di famiglie calabresi in povertà assoluta, che sono quelle con un livello di consumi inferiore allo standard minimo ritenuto accettabile, ha continuato a crescere. La medesima tendenza è confermata se si considera la quota delle famiglie con un livello di spesa inferiore alla soglia di povertà relativa. In entrambi i casi, l’incidenza del fenomeno in Calabria si colloca ai massimi osservati nel panorama nazionale».

IL DECLINO DEL PORTO DI GIOIA TAURO 

Brutte, invece, le notizie per quanto riguarda il porto di Gioia Tauro, quella che doveva essere il volano di sviluppo della Calabria, uno fra i più importanti porti del Mediterraneo, ossia il porto di Gioia Tauro sta inesorabilmente vedendo scemare i propri volumi di traffico. Secondo quanto riportato nel rapporto sull'economia calabrese di Bankitalia, Gioia Tauro, infatti, «ha perso il primato della movimentazione di container in Italia a favore di Genova. Sono venute meno in questo modo anche ulteriori quote di mercato rispetto agli altri principali scali del Mediterraneo. Gioia Tauro in questo momento è al nono posto nonostante l'area portuale sia interessata dall’istituzione della Zona economica speciale che ha l’obiettivo di attrarre nuovi investimenti in regione, ma secondo lo stesso rapporto l'esperienza internazionale suggerisce che non bastano gli incentivi per assicurare il successo della Zes».

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