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Abbiamo fatto e continuiamo a fare come gli struzzi

Calabria

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HO TRENTADUE anni e vivo a Calopezzati, un piccolo borgo dello jonio cosentino dove sono coordinatore cittadino del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà “Pier Paolo Pasolini”. Le scrivo perché mi ha colpito non poco lo scambio epistolare avvenuto tra uno dei più lungimiranti intellettuali italiani (Pier Paolo Pasolini a cui il circolo che coordino ha dedicato il nome), ed i calabresi. Appartengo ad un territorio, il basso jonio cosentino, isolato ed abbandonato dagli enti istituzionali e dove l’impossibilità per moltissimi giovani di trovare un lavoro e la mancanza di certezze contrattuali per un gran  numero di lavoratori non solo svuota questo lembo di terra delle sue “risorse” più vive ma non permette a quanti vivono ed operano in questa parte d’Italia di ritenere rispettato il loro diritto al Lavoro. Un territorio isolato da una Repubblica che non «tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo» a causa della cronica inefficienza della sanità pubblica e del piano di rientro regionale che ha visto proprio qui “nello jonio cosentino”  il ridimensionamento drastico di ben due presidi ospedalieri. Appartengo ad un territorio emarginato da una Repubblica che non garantisce una buona viabilità: alla mancanza di struttura areoportuali (l’areoporto internazionale più vicino dista oltre due ore di auto), si unisce la soppressione (operata nei mesi scorsi), di tratte ferroviarie importanti e fondamentali mentre la strada statale 106 jonica resta la principale via di comunicazione malgrado i numeri relativi alla vittime (molto spesso si tratta di giovani), negli ultimi dieci anni ammontano ad oltre trecento e migliaia sono i feriti ogni anno. Un territorio privo non solo della larga banda (ormai necessaria ad una comunità che ambisce a collegarsi con l’Europa attraverso la tecnologia), ma praticamente incapace di fornire ai cittadini anche un buon servizio postale e delle efficienti reti di telecomunicazioni. Appartengo ad un territorio isolato da una Repubblica incapace di fronteggiare la malavita organizzata (che controlla buona parte della mia regione), e che a ciò aggiunge il tentativo incredibile d sopprimere un fondamentale presidio di giustizia qual è il tribunale di Rossano.

Un territorio dove la somma complessiva di tanti disagi causa peraltro una inenarrabile desertificazione culturale determinando - soprattutto nei giovani - l’assenza di stimoli fondamentali per lo sviluppo ed il progresso di questo territorio. Appartengo ad un territorio che costringe i pensionati e gli anziani a vivere un vergognoso stato di indigenza; dove le evasioni fiscali sono elevate a sistema così come gli scandali e le ruberie; un territorio dove la credibilità del potere è ormai straordinariamente compromessa.

Un territorio che per tutte le ragioni sopra elencate inizia a perdere lentamente quei veri Valori imprescindibili per una società civile e che vede sempre più violati quei diritti che debbono essere riconosciuti dalla carta costituzionale. «Non è con la retorica che si progredisce» - scriveva Pasolini nella sua lettera al dottor Nicolini e quindi spero di non essere retorico se affermo che tutti i guai legati al territorio a cui appartengo sono ascrivibili certamente  - ai governi che si sono succeduti da secoli, fino a questo compreso, ma anche ad una classe politica dirigente che da sempre - fatte rarissime eccezioni,  è stata una autentica sciagura. Così come credo che sia opportuno - una volta per tutte -  affermare che ancor più dei governi e delle classi dirigenti locali ciò che più ha lacerato il nostro territorio siamo stati noi calabresi è la nostra incapacità -  come afferma lo stesso Pasolini - storicamente ampiamente dimostrabile di “lottare” e quindi di “guardare in faccia la realtà”. Quante volte sia nel passato che nel presente avremmo dovuto lottare esprimendo il comune sentire di un territorio stanco dei propri difetti e dei propri limiti, dei propri complessi e delle proprie iatture? Quante volte nel passato e nel presente avremmo dovuto autodeterminarci per diventare fabbri del nostro destino e di un cambiamento necessario a noi stessi ed all’Italia?

Invece abbiamo preferito «fare come gli struzzi» e  - ciò che è peggio - continuiamo a farlo. Per questa ragione sono infinitamente grato a Pasolini ed al Quotidiano della Calabria. A Pasolini perché ha espresso un concetto nel 1959 che oggi risulta ancora essere di grandissima attualità e di utilità immensa. Al Quotidiano per aver reso noto un documento che mai come oggi -  in un contesto sociale, economico e politico molto delicato -  non può non rappresentare il documento fondante per un’altra Calabria: distante da quella di oggi e di ieri.

*Coordinatore del Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà 

“Pier Paolo Pasolini” di Calopezzati

 

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