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Quei 7 minuti diabolici tra Metaponto e Sibari
nel nuovo orario di Trenitalia per la jonica

Calabria

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TRA le novità del prossimo orario invernale c’è la soppressione del treno regionale 3727, con partenza alle 10.20 da Metaponto per Catanzaro Lido, comodo per chi, come il sottoscritto, viaggia. Infatti, dopo aver cambiato a Bari e a Taranto, preso l’autobus sostitutivo BA506 delle 9.05, con arrivo a Metaponto alle 10.15, si trovava finora una immediata coincidenza per le stazioni della costa jonica.

Dal 9 dicembre 2012 il viaggio, sostanzialmente identico nella prima parte, si modifica da Taranto, in quanto il predetto autobus non raggiunge soltanto Metaponto, ma prosegue fino a Sibari ove perviene alle 11.47. La variazione, che parrebbe favorevole, ha però un finale amaro. Una volta scesi dal mezzo, si scopre che il treno, che dovrebbe costituire idealmente la prosecuzione del viaggio, è fatto partire alle 11.40, appena 7 minuti prima. L’anticipo di soli 7 minuti costringe lo sventurato passeggero, che ha affidato la sua sorte alle ali “dell’Arpia” Ferrovia di Stato, a una sosta di 2 ore e 13 minuti, fino alle ore 14.00, dopo aver già trascorso in treno la sera e la notte precedenti. È uno dei nuovi disagi, che affliggono l’incolpevole viaggiatore, che deve raggiungere la derelitta Calabria, provenendo dalle proficue regioni italiche nord-occidentali.

È da tempo che è stato eliminato il comodo convoglio Torino-Lecce, con vetture per Taranto e la Calabria, per cui ora occorre recarsi a Milano o a Bologna e salire sugli InterCityNotte diretti a Lecce, e fare una serie di cambi a partire da Bari. Anche il treno gemello Milano-Lecce, con carrozze per la Calabria, è sparito dalla realtà ferroviaria. Oggi, dopo un primo cambio a Bari, si prosegue per Taranto, e si attende un pullman sostitutivo, perché la tratta Taranto- Metaponto è in disuso da qualche anno, e probabilmente già ricoperta da polvere, sterpaglia, ruggine e gli immancabili rifiuti antropologici. La stessa sorte pare che abbia da subire il ramo Metaponto-Sibari, perché da dicembre, altra novità (!), nessun convoglio ha l’autorizzazione di transitarvici e il trasporto è dirottato sui pullman, che si avventurano sulla strada statale 106, una delle più perigliose della penisola. È un’ulteriore sconfitta, per abbandono volontario, nella secolare sfida fra trasporto ferroviario e stradale. Sempre in Calabria, si ricorda che da anni anche la tratta Catanzaro Lido-Lamezia Terme è servita da soli autobus. Un interrogativo viene spontaneo. A quale corrente di pensiero si ispirano gli addetti alla modifica, due volte l’anno, degli orari ferroviari per i bistrattati passeggeri? La logica vorrebbe il miglioramento del servizio, anche per l’obbligo, almeno morale, che Trenitalia ha verso la clientela pagante e verso gli enti pubblici, che corrispondono contributi per il mantenimento del traffico meno redditizio. Nella linea Bari-Reggio Calabria sono interessate tre regioni, Puglia, Basilicata e Calabria, che hanno la sventura di avere parte del territorio ubicata lungo il mare Ionio, evidentemente figlio di un Dio minore. Quel disservizio, derivante dalla mancata coincidenza per soli 7 minuti, non è l’unica manifestazione di “allucinante follia” dei programmatori degli orari: ne sussistono altre, già presenti nell’orario estivo in corso. Il treno, si fa per dire. l’autobus sostitutivo Taranto-Metaponto delle 7.50 lascia a terra i pendolari e non, provenienti da Bari alle 7.56 (6 minuti dopo). Altrettanto capita per un successivo treno-autobus delle 8.30 sempre Taranto-Metaponto. Questa volta restano appiedati in stazione i passeggeri arrivati da Bari alle 8.35 (e i minuti adesso sono solo 5, proprio 5 minuti di “ordinaria follia”). È superfluo infine ricordare che la linea Taranto-Reggio Calabria, nei tratti ancora funzionanti, è a binario unico, non elettrificata, servita da vecchio materiale rotabile e con le stazioni quasi tutte chiuse e sigillate. Mi si perdoni lo sfogo da passeggero rassegnato, ma per il mio prossimo viaggio, “ a sud di Eboli”, sto già pensando di avvalermi di altri mezzi di trasporto.

Gennaro Torchia

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