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Morosini a Napolitano: «Lascio una Locride
peggiore di quanto fosse al mio arrivo»

Calabria

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Il nuovo vescovo di Reggio Calabria-Bova, Giuseppe Fiorini Morosini, che il 9 settembre ha preso possesso della diocesi, nel lasciare Locri-Gerace ha voluto scrivere una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si seguito pubblichiamo integralmente, in cui ha tracciato un quadro della situazione economico-sociale di un territorio, quello della Locride, che in cinque anni, il periodo dell'episcopato di Morosini, non è migliorato ma anzi si trova in una condizione peggiore sia «sia dal punto di vstia economico che sociale».

Lunedì 9 settembre lascerò la Diocesi di Locri-Gerace per iniziare il mio ministero di Vescovo nella Diocesi di Reggio Calabria-Bova, dove mi ha inviato il Santo Padre. La ringrazio ancora una volta per gli auguri inviati in occasione della nomina il 13 luglio scorso. Cinque anni or sono, dovendomi recare da Roma a Locri per iniziare il mio ministero nella Diocesi di Locri-Gerace, Le chiesi udienza, che Ella molto amabilmente mi accordò. Ricordo ancora il lungo colloquio che abbiamo avuto sui temi della legalità, della lotta alla criminalità organizzata, sul mancato sviluppo della Calabria e della Locride. Ho accolto in quell’occasione tanti suggerimenti e incoraggiamenti, per i quali Le esprimo ancora la mia gratitudine sincera. Ora a conclusione di questo mio quinquennale servizio pastorale nella Locride, quasi a continuazione del discorso iniziato nel 2008 nel Palazzo del Quirinale, Le voglio partecipare, Sig. Presidente, le mie valutazioni e preoccupazioni per questa terra, che ho amato di vero cuore e che ho cercato di servire nel migliore dei modi. 
Lascio la Locride in una situazione peggiore di come l’ho trovata sia dal punto di vista economico che sociale. La crisi economica, che ha piegato l’Italia, ha distrutto completamente ogni velleità di rinascita economica della Locride. In questi anni abbiamo solo perso: scuole, presidi sanitari, treni, uffici postali e di altra natura, ospedali. Agli abitanti dei piccoli centri, emarginati già per l’impraticabilità delle strade, non resta che chiudere casa e bottega e aumentare la povertà dei centri costieri, ove ormai neanche le caritas parrocchiali e diocesana riescono più a tenere dietro alle richieste di cibi, medicine, viaggi e di altri aiuti sociali. Grazie al cielo non abbiamo avuto fatti criminali eclatanti riconducibili a vendette mafiose; e ciò è un motivo di gioia per tutti. Anzi il tema della legalità viene affrontato con la dovuta attenzione da parte di tutte le agenzie educative. Sig. Presidente, debbo, però, esprimerLe tutto il mio rammarico per la politica che viene adottata nei confronti della Locride: non è una politica di liberazione e di riscatto, perché incentrata prevalentemente sulla repressione. Nulla da eccepire sull’azione di repressione della delinquenza, ma è necessaria un’azione di prevenzione, che non può essere svolta solo a livello di educazione teorica e morale. Lo Stato deve svolgere un’azione di promozione a favore della collettività. Si tratta anzitutto del lavoro che manca, poi dei servizi necessari allo sviluppo e ad una conduzione dignitosa della vita. Il cittadino ha il diritto di vedere il volto amorevole dello Stato, che si prende cura di lui, e non guardare ad esso solo come ad una forza repressiva. Se il cittadino non è servito, non ama le Istituzioni, dalle quali prenderà le distanze, ponendosi in una situazione di odio e di conflittualità. Alcuni problemi del territorio vanno affrontati con coraggio e lungimiranza a livello legislativo; mi riferisco in modo particolare alla legge sullo scioglimento dei Comuni, a quella sulla carcerazione preventiva, ai certificati antimafia per lavorare. Sono in gioco i diritti della persona. Un Comune sotto inchiesta, prima di essere sciolto, ha diritto ad una legittima difesa; così, per finire in carcere bisogna avere una elevata certezza che un cittadino abbia commesso il reato: non basta una semplice illazione. Il  carcere non è un luogo di villeggiatura. Quando una ditta o piccola impresa è riconosciuta fuori dei giri mafiosi, ad essa va restituito subito il certificato antimafia tolto, perché è in gioco il lavoro di operai. C’è poi il problema delle carceri e del reinserimento del carcerato nella vita sociale. Non possiamo enfatizzare la confisca di beni alla malavita organizzata, e dimenticarci che non c’è lavoro, mancano strutture aggregative e sportive per i giovani, specialmente nei piccoli centri. Il Ministero degli Interni ha concesso nel 2010 circa 20 progetti PON; sono passati tre anni e non ne è partito ancora uno, a causa della lunga burocrazia. Vanno riviste le modalità della vendita all’asta dei beni pignorati, che spesso favoriscono proprio gli esponenti della criminalità organizzata. Sig. Presidente, lascio questa Diocesi con la sofferenza interiore di non aver visto cambiamenti essenziali e strutturali nella Locride. Tutto scorre come sempre, piatto e senza speranza, in una situazione economica disperata, che sta spingendo alla fuga i cervelli migliori. Non servono le campagne pubblicitarie per contenere queste fughe: Io resto qui. Non si può restare qui, Sig. Presidente: i giovani hanno bisogno di alcune certezze per costruire un futuro. E qui tali certezze mancano. In una lettera scritta all’on. Monti, alla quale non mi è stata data alcuna risposta, scrivevo: Ad un Vescovo nella Locride non è difficile parlare di ‘ndrangheta. E’ difficile dare speranza. A conclusione del mio servizio, qui a Locri, ripeto anche a Lei la stessa espressione. Voglia il cielo che il mio successore trovi condizioni migliori per favorire la speranza. Grazie, Sig. Presidente, per l’ascolto. Il buon Dio la salvi, la illumini, la custodisca e la protegga assieme a tutta la sua famiglia. 
Cordiali saluti.
+ p. Giuseppe Fiorini Morosini 

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