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L'arresto di Carolina Girasole: i simboli e la realtà

Calabria

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Bisogna stare molto attenti ai simboli in periodi come questi. Ovviamente non sappiamo come andra’ a finire la vicenda giudiziaria di Caterina Girasole e tutte le cautele del caso devono essere adottate, come e’ giusto che sia, per lei e per tutti gli indagati.
   Vedremo come finira’, ma le accuse sono pesanti assai e rimandano ad un passato tutt’altro che lontano e ad un presente assai vicino in cui l’ex sindaco e’ stata accomunata insieme all’ex sindaco di Monasterace e al sindaco in carica di Rosarno (e a qualche altra prima cittadina calabrese) come un fulgido esempio di lotta alla ‘ndrangheta. Sono state spese pagine e pagine di giornali, libri financo, per descrivere i simboli di questa nuova stagione di lotta alle cosche in Calabria, con tanto di roventi accuse al Pd che aveva prima corteggiato e poi abbandonato queste eroine al loro destino, non candidandone nessuna alle politiche dello scorso mese di febbraio.
  Lo ripetiamo: al di la’ di come finira’ questa storia dell’arresto della Girasole bisogna stare molto attenti a questi simboli, a tutti i simboli, che non nascono da movimenti reali e collettivi di ribellione alla mafia. E bisogna stare molto attenti perche’ di antimafie a comando e a giorni alterni e’ piena la storia piu’ recente della nostra regione, tanto che alcuni mesi fa, non appena insediatosi cioe’, il procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho ammoni’  proprio sui pericoli di una certa antimafia.
  A questa antimafia di facciata e ridanciana – quanta ce n’e’ in Calabria! - noi ne preferiamo un’altra, quella dei fatti. Uno dei simboli veri e’ don Pino De Masi, di Libera di don Ciotti, che giusto ieri ha lanciato un appello e vedremo ora quanti lo raccoglieranno. Dunque, venerdì 6 Dicembre si terrà infatti a Reggio Calabria la seconda udienza del processo contro Saverio Mammoliti + 6. Un processo importante per la giustizia di territori a lungo vessati dalla mafia, un processo nel quale la cooperativa sociale Valle del Marro – Libera Terra, una delle non poche parti offese - ha chiesto ed ottenuto, in una sconcertante solitudine, la costituzione di parte civile in merito ad un taglio di numerosi ulivi secolari in un terreno confiscato a Castellace, nel Comune di Oppido Mamertina. 
  Il coordinamento di LIBERA - Piana di Gioia Tauro ha invitato istituzioni, enti, associazioni, gruppi e singoli a portare in quella data davanti al tribunale un segno di presenza, testimonianza e condivisione. ‘’Per essere in tanti a chiedere giustizia, per non lasciare soli – chiede don Pino - i giovani della Valle del Marro, per far crescere il coraggio nei nostri territori e costruire la necessaria corresponsabilità attorno a scelte decisive ed incisive che aiutino tutti ad affrancarsi da ogni condizionamento mafioso’’. L'appuntamento è per tutti alle ore 9 del 6 Dicembre 2013 presso la sede del Tribunale di Reggio Calabria, in Via Sant'Anna - Palazzo CE.DIR.
 Qui ci vogliono i fatti e non le chiacchiere. Qui c’e’ la realta’ e non i simboli. 

BISOGNA stare molto attenti ai simboli in periodi come questi. Ovviamente non sappiamo come andrà a finire la vicenda giudiziaria di Carolina Girasole e tutte le cautele del caso devono essere adottate, come è giusto che sia, per lei e per tutti gli indagati. Vedremo come finirà, ma le accuse sono pesanti assai e rimandano ad un passato tutt’altro che lontano e ad un presente assai vicino in cui l’ex sindaco è stata accomunata insieme all’ex sindaco di Monasterace e al sindaco in carica di Rosarno (e a qualche altra prima cittadina calabrese) come un fulgido esempio di lotta alla ‘ndrangheta. 

 

Sono state spese pagine e pagine di giornali, libri financo, per descrivere i simboli di questa nuova stagione di lotta alle cosche in Calabria, con tanto di roventi accuse al Pd che aveva prima corteggiato e poi abbandonato queste eroine al loro destino, non candidandone nessuna alle politiche dello scorso mese di febbraio.  Lo ripetiamo: al di là di come finirà questa storia dell’arresto della Girasole, bisogna stare molto attenti a questi simboli, a tutti i simboli, che non nascono da movimenti reali e collettivi di ribellione alla mafia. E bisogna stare molto attenti perche’ di antimafie a comando e a giorni alterni è piena la storia più recente della nostra regione, tanto che alcuni mesi fa, non appena insediatosi cioè, il procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho ammonì  proprio sui pericoli di una certa antimafia.  

A questa antimafia di facciata e ridanciana – quanta ce n’è in Calabria! - noi ne preferiamo un’altra, quella dei fatti. Uno dei simboli veri è don Pino Demasi, di Libera di don Ciotti, che giusto ieri ha lanciato un appello e vedremo ora quanti lo raccoglieranno. Dunque, venerdì 6 Dicembre si terrà infatti a Reggio Calabria la seconda udienza del processo contro Saverio Mammoliti più 6 altre persone. Un processo importante per la giustizia di territori a lungo vessati dalla mafia, un processo nel quale la cooperativa sociale Valle del Marro – Libera Terra, una delle non poche parti offese - ha chiesto ed ottenuto, in una sconcertante solitudine, la costituzione di parte civile in merito ad un taglio di numerosi ulivi secolari in un terreno confiscato a Castellace, nel Comune di Oppido Mamertina.   

Il coordinamento di Libera - Piana di Gioia Tauro ha invitato istituzioni, enti, associazioni, gruppi e singoli a portare in quella data davanti al tribunale un segno di presenza, testimonianza e condivisione. ‘’Per essere in tanti a chiedere giustizia, per non lasciare soli – chiede don Pino - i giovani della Valle del Marro, per far crescere il coraggio nei nostri territori e costruire la necessaria corresponsabilità attorno a scelte decisive ed incisive che aiutino tutti ad affrancarsi da ogni condizionamento mafioso’’. L'appuntamento è per tutti alle ore 9 del 6 dicembre 2013 presso la sede del Tribunale di Reggio Calabria, in Via Sant'Anna - Palazzo Cedir. Qui ci vogliono i fatti e non le chiacchiere. Qui c’è la realtà e non i simboli. 

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