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Caro direttore, su Sibari
noi industriali ci siamo

Calabria

Tempo di lettura: 
5 minuti 48 secondi

EGREGIO direttore, ho letto con particolare attenzione il suo articolo 

di fine anno su Sibari e riflettuto, anche in maniera sofferta e dolorosa, sulle sue considerazioni e sulle sottolineature che ha inteso sottoporre alle coscienze e al senso civico, non solo di noi calabresi, ma soprattutto dei calabresi.

Mi piace partire dalle sue conclusioni di “inguaribile ottimista” per confermarle che è in buona compagnia. Almeno di quella di noi imprenditori che lo siamo per convinzione e per definizione. Ottimisti si può. Ottimisti si deve. Soprattutto in momenti come questi. Senza scadere nel velleitarismo ma sorretti da convinzione, visione chiara e lungimirante, concreta voglia di fare.  

Per chi come me è credente e fortemente legato alla cultura e all’insegnamento cattolico, oltre che ai valori e ai significati simbolici delle ricorrenze, la prossima festività dell’Epifania rappresenta l’arrivo dei Magi che, a costo di un lungo viaggio, recavano in dono al bambino nato a Betlemme quanto di più prezioso potesse esistere per quell’epoca: oro, incenso e mirra. 

Tornando indietro con gli anni, ho provato a immaginare cosa mi sarebbe piaciuto ricevere in dono dalla Befana con il sentire di questo tempo e gli occhi di chi ha visto tanto ma sa che non è tutto.

Sarà stata la suggestione del suo articolo e degli stimoli sottesi, ma non ho avuto nemmeno un dubbio: la mia scelta è Sibari. Perché sia fatta giustizia di tanta incuria e di tanta colpevole sciatteria culturale e perché sia restituita alla memoria storica di generazioni che tendono a vivere solo in superficie, la testimonianza di valori, usi, tradizioni e ricchezze culturali dal valore inestimabile.

Come Confindustria Cosenza, nella qualità di animatori e coordinatori dell’iniziativa, il 15 febbraio del 2007 avevamo provato a sottoporre alla Regione Calabria una serie di proposte elaborate dal “Partenariato economico e sociale della Provincia di Cosenza per la programmazione comunitaria 2007-2013” dal titolo “…in rete per lo sviluppo locale”, che prevedeva tra i progetti strategici la valorizzazione del turismo e dei beni culturali come elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio. E’ appena il caso di evidenziare che l’attrattore principale era costituito dal sito di Sibari e da quanto a esso connesso. Il seguito è storia dei giorni nostri così saggiamente messa a nudo e stigmatizzata nel suo articolo.

Come imprenditore e come presidente di una più che centenaria organizzazione di rappresentanza come è Confindustria, ho piena consapevolezza che le analisi oltre un certo limite sono destinate a produrre molto poco in termini concreti. Più spesso servono a scaricare cattive coscienze e a mascherare pigrizie e miopie.

Sono convinto che una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi e invertire la tendenza in negativo che ci accompagna da troppo tempo, possa essere costituita dallo sviluppo delle industrie culturali e creative. Certo, questo comporterà una importante innovazione sul piano culturale e dell’approccio alle questioni strategiche. Occorrerà passare, intanto, dalla gestione della rendita alla generazione di idee e saperi che si trasformano, attraverso l’attività di impresa, in reddito e occupazione. Un percorso non semplice ma obbligato.

Egregio direttore, 

ci consideri al suo fianco e tra i convinti sostenitori di questa bella e suggestiva iniziativa.

Se veramente dovrà essere la bellezza a salvare l’Italia, facciamo in modo che cominci a partire da Sibari.   

Con sincera stima

di fine anno su Sibari (LEGGIe riflettuto, anche in maniera sofferta e dolorosa, sulle sue considerazioni e sulle sottolineature che ha inteso sottoporre alle coscienze e al senso civico, non solo di noi calabresi, ma soprattutto dei calabresi. Mi piace partire dalle sue conclusioni di “inguaribile ottimista” per confermarle che è in buona compagnia. Almeno di quella di noi imprenditori che lo siamo per convinzione e per definizione. Ottimisti si può. Ottimisti si deve. Soprattutto in momenti come questi. Senza scadere nel velleitarismo ma sorretti da convinzione, visione chiara e lungimirante, concreta voglia di fare.  Per chi come me è credente e fortemente legato alla cultura e all’insegnamento cattolico, oltre che ai valori e ai significati simbolici delle ricorrenze, la prossima festività dell’Epifania rappresenta l’arrivo dei Magi che, a costo di un lungo viaggio, recavano in dono al bambino nato a Betlemme quanto di più prezioso potesse esistere per quell’epoca: oro, incenso e mirra. 

Tornando indietro con gli anni, ho provato a immaginare cosa mi sarebbe piaciuto ricevere in dono dalla Befana con il sentire di questo tempo e gli occhi di chi ha visto tanto ma sa che non è tutto.Sarà stata la suggestione del suo articolo e degli stimoli sottesi, ma non ho avuto nemmeno un dubbio: la mia scelta è Sibari. Perché sia fatta giustizia di tanta incuria e di tanta colpevole sciatteria culturale e perché sia restituita alla memoria storica di generazioni che tendono a vivere solo in superficie, la testimonianza di valori, usi, tradizioni e ricchezze culturali dal valore inestimabile.Come Confindustria Cosenza, nella qualità di animatori e coordinatori dell’iniziativa, il 15 febbraio del 2007 avevamo provato a sottoporre alla Regione Calabria una serie di proposte elaborate dal “Partenariato economico e sociale della Provincia di Cosenza per la programmazione comunitaria 2007-2013” dal titolo “…in rete per lo sviluppo locale”, che prevedeva tra i progetti strategici la valorizzazione del turismo e dei beni culturali come elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio. E’ appena il caso di evidenziare che l’attrattore principale era costituito dal sito di Sibari e da quanto a esso connesso. Il seguito è storia dei giorni nostri così saggiamente messa a nudo e stigmatizzata nel suo articolo.

Come imprenditore e come presidente di una più che centenaria organizzazione di rappresentanza come è Confindustria, ho piena consapevolezza che le analisi oltre un certo limite sono destinate a produrre molto poco in termini concreti. Più spesso servono a scaricare cattive coscienze e a mascherare pigrizie e miopie.Sono convinto che una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi e invertire la tendenza in negativo che ci accompagna da troppo tempo, possa essere costituita dallo sviluppo delle industrie culturali e creative. Certo, questo comporterà una importante innovazione sul piano culturale e dell’approccio alle questioni strategiche. Occorrerà passare, intanto, dalla gestione della rendita alla generazione di idee e saperi che si trasformano, attraverso l’attività di impresa, in reddito e occupazione. Un percorso non semplice ma obbligato.Egregio direttore, ci consideri al suo fianco e tra i convinti sostenitori di questa bella e suggestiva iniziativa.Se veramente dovrà essere la bellezza a salvare l’Italia, facciamo in modo che cominci a partire da Sibari. Con sincera stima

* presidente Confindustria Cosenza

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