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Serve un nuovo sentimento

Calabria

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CHIAMATI a raccolta da “il Quotidiano della Calabria”, che con ammirevole senso civico periodicamente si fa promotore di iniziative che provano a scuotere il torpore (narcosi?) in cui è immersa la società calabrese, provo a dire (come del resto hanno già fatto altri e più autorevole interventi) perché ha senso aderire (rilanciandolo) a questo appello. 

*** Il giornale “sente” una delle tante (mille) emergenze di questo territorio che urlano – in un certo momento - nel vuoto. E la rilancia. E lo fa da giornale “militante”, uscendo fuori dalle pagine stampate, dando corpo e volto a una civile indignazione e tenta di innescare azioni conseguenti. Ieri la manifestazione a Reggio Calabria. Oggi l’urlo per Sibari sommersa dal fango. Materia e metafora invadente, ineludibile e mortificante. Prendo parola e sostengo questo “discorso corale”, perché mi considero parte in causa. Perché portatore di un’esperienza specifica che riguarda anche Sibari. Il progetto Redesign Calabria (www.redesigncalabria.it), di cui sono coordinatore, mette insieme Regione Calabria, Mibac, Direzione Regionale dei Beni culturali della Calabria, Dipartimento per lo Sviluppo economico, coordinati da Sensi contemporanei e in collaborazione con l’Università della Calabria, in una filiera istituzionale di qualità, e ha come obiettivo promuovere la cultura del design nella nostra regione. Abbiamo scelto di perseguire questo obiettivo utilizzando metodologie e processi di design e creatività contemporanea per valorizzazione il patrimonio culturale. Nel progetto stiamo sperimentando come lo si possa promuovere e diffondere al contempo le culture del progetto (design, architettura, grafica, etc.), discipline che costituiscono uno di quegli asset italiani universalmente riconosciuti, ma che oggi per ritrovare vigore ed energia devono essere considerate all’interno di quella filiera della cultura e della creatività (fino al turismo), che costituisce concretamente uno dei possibili terreni di sviluppo di qualità per il Paese. Con il gruppo di progetto di Redesign Calabria ci siamo posti, dunque, il problema di come sostenere il processo di valorizzazione del patrimonio culturale calabrese, partendo da quello, particolarmente rilevante, di tipo archeologico. Abbiamo per questo definito un progetto di comunicazione organico (un vero sistema di identità visiva) per il Nuovo Museo Archeologico di Reggio Calabria e che è stato concepito in modo tale da poter essere esteso a tutto il sistema dei musei e delle aree archeologiche regionali. E dunque anche per Sibari. Ma su Sibari è stata poi svolta anche un’altra specifica attività. È stato realizzato - con l’Università della Calabria - un laboratorio didattico con 15 giovani designer, che nell’ambito di uno specifico corso di formazione hanno progettato il sistema di comunicazione per Sibari (segnaletica, guide e mappe). Sono, dunque, disponibili alcuni di quegli strumenti necessari per avviare quel processo di ricucitura tra Sibari e il suo contesto, i suoi visitatori, e il circuito nazionale e internazionale del turismo culturale. A patto che questi strumenti siano utilizzati e “agìti” con intelligenza e capacità creativa. Intanto il contesto intorno a Sibari deve mostrare di volere mettere in scena un nuovo “sentimento” verso quel luogo, per ciò che esso è, quello che rappresenta e quello che può rappresentare. Da tutti i punti di vista. Frequentare Sibari, trascorrere un po’ di tempo tra le sue pietre, magari leggendo un po’. Pensarlo come un luogo familiare, per una pausa, ad esempio. Portare lì i ragazzi delle scuole, o i propri figli a fare merenda. Fare una gita fuori porta e arrivare fino ai piedi del Pollino. Leggere qualcosa sull’argomento. Insomma è da queste cose che proverei a ripartire, per pensare a nuovi progetti di valorizzazione del sito o progetti turistici per l’area. Perché Sibari, come sappiamo, è stata innanzitutto abbandonata e dimenticata dai calabresi. Come altri luoghi analoghi. Ad esempio, siete mai stati a Capo Colonna? È molto concreta, dolente e vera l’immagine proposta dal Prof. Settis: è come se noi tirassimo diritto e facessimo finta di nulla davanti a un delitto. 
*** Perché l’iniziativa del “Quotidiano” è importante? Perché fa uscire la discussione dagli angusti spazi dello “specialismo” e la porta al centro del dibattito sociale. Ne fa una questione pubblica. E proprio questa dimensione dovrebbe essere quella propria di questi temi. Naturalmente nessuno confonda questo con il ricorso all’improvvisazione o al dilettantismo. Tutt’altro. Servono competenze qualificate per discutere e intervenire. È necessario, inoltre, saltare gli steccati delle competenze e puntare alla cultura del risultato. Occorre anche mettersi a disposizione di un nuovo progetto sociale, culturale ed economico. Superare isolamenti e ruoli e puntare all’obiettivo. E mettersi in rete. I calabresi saranno capaci di questa nuova forma di generosità? Ne dubito, ma è questo l’unico pensiero sensato che mi viene in mente. Ed è effettivamente un po’ mitigato dalle risposte all’appello del direttore Cosenza. 
*** Ultima considerazione (e spostamento). Non possiamo non parlare dei Bronzi di Riace. Stiamo assistendo a una benefica fiammata di interesse verso le due meravigliose statue (tanto più benefica se confrontata con ben altre fiammate molto meno metaforiche, come quelle del Museo della Musica). Ma, adesso, bisogna stare attenti. Bisogna salvare i Bronzi dai rischi di una nuova furia neo-pubblicitaria, ipericonica e folkloristica, come quella in cui, per intenderci, i Bronzi facevano l’occhiolino. I Bronzi, sistemati nel bellissimo Nuovo Museo Archeologico, devono essere promossi e comunicati, perché tanta gente da tutte le parti del mondo vada a vederli. Ma bisogna proteggerli, appunto, dalla furia comunicativa che li sta già travolgendo. E che è destinata a gonfiarsi ulteriormente. Già si annunciano nuovi spot promozionali affidati alle solite agenzie di “professionisti”, gli stessi che hanno dato prova di una sensibilità comunicativa piuttosto rude e sbrigativa e che da anni vestono con il loro stile la comunicazione istituzionale della Regione in quasi tutti i settori, dall’agricoltura al turismo. Ancora, già sono stati editati cover per i-pad in tirature limitate (beati i fortunati) con i Bronzi di profilo che in una nuvola di luce si guardano innamorati. E via di questo passo. I Bronzi non devono essere spremuti, devono essere rispettati. Non devono essere gettati nell’arena del caos comunicativo pseudo-commerciale in questo modo. È necessario piuttosto costruire intorno a essi un profilo comunicativo di qualità, di lungo respiro, rispettoso, delicato ma chiaro, adeguato alla straordinarietà del loro valore culturale. I Bronzi devono essere tutelati anche sotto questo aspetto. È necessario usare la stessa cautela e perizia utilizzate dai restauratori per curare il metallo, per costruire una strategia comunicativa intorno ai Bronzi e al Museo. Anche in questo caso, è necessario inserire la comunicazione in quel filo sentimentale, ancora una volta, che bisogna riannodare tra il visitatore e il luogo, tra le opere e lo sguardo di chi si pone di fronte. 
*** È utile ricordare come un altro giornale, il “Sole 24 ore”, abbia avviato da tempo un’analoga riflessione promuovendo un manifesto per la cultura. Un altro importante tentativo, dunque, di surrogare allo stupefacente silenzio delle forze politiche e sociali su questo che è uno dei temi intorno a cui varrebbe la pena di impegnare, in questo momento, le poche forze residue di questo Paese. Per parlare di identità, cultura, sviluppo, territori. Ma anche di economia (quella buona e di qualità). Facciamo allora che il dibattito suscitato dal “Quotidiano della Calabria” diventi un discorso più strutturato e approfondito: la cultura come perno per lo sviluppo di un territorio. Con la serietà che questo tema richiede. 
*** C’è un filo da riannodare, ancora, tra noi contemporanei e i luoghi che abitiamo, la loro storia e i segni-testi-opere che abbiamo ricevuto – spesso immeritatamente o ancora più spesso inconsapevolmente - in eredità. Dobbiamo decidere se sono pesi da cui liberarci o stimoli o opportunità utili per definire e vivere meglio il nostro presente. 
*designer, coordinatore del progetto Redesign Calabria

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