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Tra il Pd e la Calabria
c'è qualcosa che non va

Calabria

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Sembrava tutto risolto un paio di mesi fa, con l’elezione di Ernesto Magorno a segretario regionale dopo quasi 4 anni di commissariamento, ma nel Pd calabrese non c’è davvero mai pace e alle porte di un’importantissima competizione elettorale (europea ed amministrativa) sono riesplosi i contrasti e le differenze di fondo. L’intervista a Bruno Gemelli su questo giornale da parte di Massimo Canale ne è solo l’ultimo esempio. Ma il botto era stato fatto, in verità, lunedì sera con l’incontro a Lamezia con il vicesegretario Lorenzo Guerini.
«L'incontro di ieri a Lamezia – ha scritto infatti a caldo Massimo Canale sulla sua pagina di Facebook – alla presenza di Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del Pd, non mi ha convinto. Un pubblico di soli addetti ai lavori, di gente con il proprio curriculum vitae in mano da sottoporre alla prima occasione al big di turno, di vecchi arnesi della politicaccia calabrese, di improbabili candidati alla prossima elezione in programma, insomma #tuttaunaltrastoria rispetto alla mia idea di partito. Mi assumo la mia parte di responsabilità e lo dico senza alcun intento polemico o di rivalsa al segretario Ernesto Magorno, dobbiamo cambiare registro».

Subito era seguito un diluvio di commenti, a freddo. Ne riportiamo solo alcuni, tanto per avere un’idea del clima non propriamente idilliaco che si vive in queste ore nel Pd: «I vecchi dirigenti del Pci, che fine hanno fatto? Ovunque io guardi vedo solo ex democristiani ed ex socialisti (non certo i migliori) come dirigenti, tutti scienziati? ed i vecchi Pci dei buoni a nulla?».
E poi: «Ho avuto modo, quasi dieci anni fa, di sperimentare sulla mia pelle le vecchie logiche ed il vecchiume degli arnesi della politicaccia calabrese del Pd». Mi sarei augurato, che dopo questo tempo, si vedesse qualcuno e qualcosa di diverso, per il bene del centrosinistra al quale mi sento, nonostante tutto, di appartenere. Invece, vedo e trovo le stesse persone di allora, quelle che si negavano alla mia presenza nel corso di una campagna elettorale in cui da loro stessi ero stato coinvolto, solo invecchiati di dieci anni.
Infine un segretario di circolo di Catanzaro addirittura scrive così: «Ieri sono andato via, da Lamezia Terme, con tanto amaro in bocca. Non ho trovato alcuna differenza con gli incontri di qualche anno fa! Sento parlare troppo e con troppa facilità di cambiamento. Einstein definì pazzo chi fa la stessa cosa aspettandosi risultati diversi!».
Insomma c’è qualcosa che non va per davvero ed il punto non è solo e non è tanto Magorno, se nel partito di Renzi in Calabria non si riesce ad innescare una chimica positiva nel momento forse più favorevole degli ultimi anni, con un centrodestra che ha subito il colpo della condanna di Scopelliti ma che invece di indietreggiare è sull’onda della polemica e regge botta.
C’è qualcosa più di fondo nel rapporto tra Pd e Calabria che deve essere rivisto e rivisitato, se nemmeno l’attivismo sfrenato di Magorno, condito dall’arrivo di Renzi a Scalea, riesce a sanare. Il nodo è appunto nella chimica che non si combina tra quel partito e la Calabria. Oggi il punto appare essere quello del candidato da contrapporre a quello del centrodestra per le prossime regionali. Oliverio (Mario) è già in corsa da un paio di mesi; i renziani non paiono entusiasti ma non sanno che fare. Maldestramente hanno tirato fuori il nome di Nicola Gratteri ma alla fine dovranno rassegnarsi alle primarie con un nome diverso. Pippo Civati sembra addirittura essere di un altro partito: l’altra sera era a 5 metri dalla sala dove Guerini concludeva l’iniziativa di Lamezia Terme e non si è nemmeno fatto vedere. Non è chiaro se a Rende proporrà un suo candidato a sindaco diverso da quello del suo partito (che peraltro ancora non c’è).
Insomma una gran confusione. Forse sarebbe il caso che si ritornasse ai fondamentali, come si diceva un tempo: se di rinnovamento si parla la mattina, il pomeriggio e la sera è forse arrivato il tempo – ad esempio – che le ultime generazioni (peraltro nemmeno giovanissime) comincino davvero e nel concreto a gestire il partito al di là dei soliti vecchi nomi. Sulle regionali: si ragioni in termini di candidature serie e non di sogni impossibili e si facciano le primarie (di coalizione) in tempi rapidi. Chi vince concorrerà per la presidenza di Palazzo Alemanni. Il resto è davvero aria fritta o, appunto, confusione su confusione.

 

 

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