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Le insidie dell'antiscuola
sui ragazzi calabresi

Calabria

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SE nella prima settimana di scuola ci raggiungono notizie funeste di droga e di spacciatori che si organizzano intorno a edifici scolastici - vedi i casi di Catanzaro e Cosenza (LEGGI) - veramente non c’è tempo da perdere per raccogliere un segnale che induca a intelligente e pacifica mobilitazione.

Sappiamo tutti che esiste la scuola, e altrettanto sappiamo che esiste l’antiscuola. Che è fatta di discredito, sfiducia, abbandono, influsso negativo di ’ndrangheta, droga e quanto di peggio possa influenzare e trascinare i nostri ragazzi. Costituiscono, ciascuno e tutti insieme, i nemici capitali, storici, di questa istituzione. E c’è, di conseguenza, tra antiscuola e scuola una continua e agguerrita lotta. Far funzionare la scuola è difficile. L’anno scolastico parte sempre con incertezze, anche se quest’anno appaiono ridotte e, forse, è scattata una migliore disponibilità nel prevenire vuoti e ritardi.

Nessuna incertezza ha mostrato invece l’antiscuola e, in particolare, uno di quei suoi nemici: la droga. Le cronache ci parlano di congegni ben oleati: minori di età che acquistano con il ricavato di gioielli rubati in casa e rivenduti. Una morsa assai stretta che lega alla devianza mentre allenta (non vogliamo dire recide) rapporti di fiducia all’interno delle stesse famiglie. E questo in soggetti che di fiducia si nutrono per crescere e consolidare personalità in famiglia, tra coetanei e nel mondo scolastico. Un vero sconquasso, è come sparare e ferire uccelli in volo. Uccelli in volo sono appunto i nostri ragazzi. A loro ha sferrato insidie questa antiscuola.

Allora, a quando dobbiamo scendere l’età a rischio, se a 15 anni la scuola, la famiglia e le altre agenzie educative sono arrivate (per caso) o arriveranno più tardi? Quando, in pratica, comincerebbe la prevenzione? All’età dei primi vaccini non si può. Poco dopo? E che resta, allora, di una fanciullezza che si vorrebbe spensierata almeno per lasciare intatta l’ultima oasi di pace in una normale umana esistenza?

Qui non è problema di autodeterminazione. Questi ragazzi non hanno scelto. Si tratta realisticamente di un assalto, guerra dichiarata alla prima e tenerissima giovinezza. E di conseguenza non sono i ragazzi che debbono e possono difendersi sia pure con la migliore prevenzione. Devono scendere in campo gli adulti. Quando arriva la polizia il danno è stato già consumato. Nelle migliori occasioni è appena possibile arginarlo o stroncarlo in qualche ramificazione. Ma come, in quale modo, si potrà restituire pace e serenità alle povere vittime? Lo sanno questi venditori che il loro vile guadagno produce morte a rate in soggetti che di vita e di morte hanno visto solo qualcosa in tivù? Se questi seminatori di morte non lo sanno, speriamo abbiano tempo di imparare, prima ancora di dover ricorrere all’evangelica pietra da legarsi al collo per gettarsi a mare. Ma chiunque sa che la tenera età non si tocca neanche con un pensiero che sia appena malvagio, ovunque si trovi e qualsiasi cosa faccia non sia dia altro pensiero che questo. E vegli giorno e notte sugli intoccabili. Intoccabili sono i ragazzi.

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