Salta al contenuto principale

Questa regione non è terra per l'alta velocità

Calabria

Tempo di lettura: 
3 minuti 14 secondi

SE un'azienda giapponese decidesse di mettersi a produrre valeriana, con buone probabilità sceglierebbe la Calabria come location per una bella campagna di spot pubblicitari. Potrebbe, per esempio, scegliere una città a caso e sguinzagliare eserciti di persone che, con passo da “pantera rosa”, popolano le sue strade facendo ovviamente tappa in erboristeria per rifornirsi del prodotto. E lo speaker potrebbe reclamizzare una roba del genere: “Prendi la valeriana X, prenderai tutto con molta calma”. 

A ripassare quanto accaduto nelle ultime settimane, si direbbe che la Calabria (sotto certi aspetti in maniera per nulla dissimile dall'Italia, ma sotto altri con pericolose accentuazioni) è la terra non della calma (notoriamente “virtù dei forti”), piuttosto della lentezza, che con le virtù sembra poco aver a che vedere e che, piuttosto, dà l'idea della condizione dell'agonia. 

Prendiamo, per semplicità, solo l'ultima settimana, sorvolando, dunque, sulla lentezza con cui ci hanno comunicato quando andremo a votare per eleggere il nuovo governatore della Regione. Allora, per esempio, la Regione ha revocato i vitalizi ad alcuni ex consiglieri regionali, decaduti dal beneficio per vicissitudini giudiziarie: uno di questi era stato condannato in via definitiva ben sette anni fa. Carte che vanno, carte che vengono, la solita storia. E gli anni passano. Mercoledì scorso abbiamo pubblicato una lettera aperta di un ricercatore indirizzata al procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri. Una lettera con una provocazione. Scriveva in sostanza il ricercatore universitario: visto che da anni, nonostante numerose denunce, continuano a farmi attentati e danneggiamenti agli uliveti che ho ereditato dai miei avi, sono pronto a regalarle le mie terre (a Gratteri), “meglio a lei che alla 'ndrangheta”. Incendi, danneggiamenti, denunce su denunce e ancora attentati e danneggiamenti... e gli anni passano. 

Sanità: sulle liste d'attesa negli ospedali per prestazioni (a volte anche molto delicate) inutile dire più di quanto non si sappia compiutamente. Le lunghe vicende legate alle nomine dei vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere fatte dalla giunta regionale sono anch'esse note. E, una volta fatte, adesso il commissario per l'attuazione del piano di rientro le sta annullando. Lo ha annunciato (perché sarebbero illegittime, per come lo stesso Governo ha ritenuto) e sta per farlo. In questo caso qualche giorno per gli adempimenti formali è ragionevole che trascorra. Vedremo. Anche sulla lentezza della giustizia appare superfluo soffermarsi. A volte (probabilmente tante volte) le lungaggini possono essere provvidenziali, come nel caso di un consigliere regionale imputato in un procedimento penale: grazie all'ennesimo rinvio, l'udienza preliminare è slittata a fine ottobre e così il consigliere ha la possibilità formale di ricandidarsi. 

In molti altri casi, invece, l'andamento lento fa danni soprattutto a chi la giustizia la pretenderebbe e la chiede. In Calabria più che altrove le strade rimangono dissestate per anni, se non per decenni. Grandi opere si fanno attendere. Niente da fare: questa non è terra da alta velocità. Di storie di lentezze che a volte si fanno esasperanti sono piene le cronache. Con risvolti qualche volta amari. Nelle pagine cittadine dell'edizione di Vibo oggi raccontiamo una vicenda che ha dell'incredibile: nel dicembre del 2012 una giovane donna è morta in seguito ad un intervento chirurgico di routine. La Procura ha aperto un fascicolo, ma ancora oggi, dopo quasi due anni, non c'è ancora l'esito dell'autopsia. E i familiari aspettano di sapere. E di capire. Qualche giorno fa, in una trasmissione televisiva nazionale (si era nelle ore del referendum per l'indipendenza della Scozia), a proposito delle istanze secessioniste in Veneto, alcuni imprenditori intervistati attribuivano le cause del loro star male (“Roma ladrona” e amenità varie) in gran parte alla lentezza della burocrazia. Provate a chiedere a chi fa impresa in Calabria. E non vale neppure la pena ipotizzare scenari secessionistici qui. Ci vorrebbe troppo tempo.

twitter: @ro_valenti

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?