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Elezioni, credibilità
e il bisogno di dire tanti "no"

Calabria

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QUESTA volta la Calabria ha detto no. Certo, magari è una situazione fortemente condizionata da calcoli elettoralistici, fatto sta che il Pd calabrese ha detto no a quello nazionale e ha mantenuto l'intento di non replicare, in vista delle regionali di novembre, la variopinta alleanza che sostiene Matteo Renzi al governo. Il candidato governatore Mario Oliverio e il segretario regionale dei democratici, Ernesto Magorno, hanno sbarrato le porte a qualsiasi forma di alleanza con il Nuovo Centrodestra e l'Udc, partiti che si sono ritrovati sostanzialmente da soli dopo che Forza Italia e la sua candidata al vertice della Regione, Wanda Ferro, hanno assunto uguale decisione: con loro niente accordi. 

A questo punto il numero dei candidati a prendere il timone della Calabria sembra destinato a salire, ma, a prescindere dal quadro definitivo (le liste saranno depositate in settimana), e anche da chi vincerà le elezioni, i “no” detti lasciano, se non una speranza (che, l’esperienza insegna, meglio metterla da parte a vantaggio di giudizi sulle cose fatte), quantomeno uno spiraglio per ritenere possibile un protagonismo diverso da parte della Calabria. A patto che siano detti altri no, non solo e non tanto in questa fase in cui lo scompiglio del quadro politico sta portando a un fuggi fuggi finalizzato alla ricerca di un posto in qualche lista più sicura. 

I no ci vorranno anche dopo, proprio per essere davvero protagonisti. E ce ne sarà bisogno, qualunque sia il colore della bandiera che sventolerà sul palazzo dopo le consultazioni di novembre. C’è una sfida immediata, intanto, che attende il futuro governatore calabrese: Matteo Renzi venerdì, riferendosi ai tagli che la bozza di legge di stabilità ha previsto, ha detto che i cittadini hanno già dato e che adesso è ora che siano le Regioni a risparmiare. Ovviamente i presidenti delle Regioni hanno alzato gli scudi, prospettando tagli nei settori più “costosi”, ovvero sanità e trasporti pubblici. 

Bene, a parte che in Calabria la sanità è commissariata, il futuro governatore dovrà fare in modo di svuotare le parole del premier da un alone di marketing che pure hanno, perché è del tutto evidente che se le Regioni tagliano i servizi a farne le spese sono sempre e comunque i cittadini. Ci riuscirà il nuovo governatore di questa regione perennemente bersaglio di sberleffi? Riuscirà nell'impresa titanica di risparmiare mettendo mano agli sprechi e alle magagne senza toccare i servizi ai calabresi che viaggiano già su standard anacronistici? Riuscirà a far sì che, finalmente, non dobbiamo più sentire in tutte le salse la storia che le siringhe per gli ospedali in Veneto costano un quinto di quanto non costino per le casse della sanità pubblica in Calabria? 

Certo, ci sono questioni scottanti e sempre aperte: il precariato che sta diventando un’emergenza quanto quella, ben più antica, della mancanza assoluta di lavoro. C’è la ’ndrangheta, con le sue attività e le sue consolidate infiltrazioni negli enti locali. Ci sono, insomma, tutti i problemi che hanno fatto della Calabria la terra degli ultimi. Ma ci sono anche i fermenti, le intelligenze, i talenti, le speranze. Hanno tutti bisogno, però, che questa regione riconquisti una sua credibilità, che non sia più uno zimbello per analisti, o semplici imbecilli, nei talk-show televisivi. Non se ne può più di sentire la storia delle siringhe. Ma non è sopprimendo (mentalmente, s’intende) chi la racconta che si risolve il problema. Basta metter mano con determinazione e coraggio ai giri di appalti truccati che, evidentemente, hanno fatto ingrassare i corrotti (calabresi), i corruttori (spesso non calabresi) ai danni solo della Calabria, dei suoi cittadini e della dignità di questi ultimi. Sarebbe bella una nuova stagione. Una stagione con tanti “no”. 

twitter: @ro_valenti

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