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Assenteisti, le impronte digitali come metodo

anti furbetti del cartellino

Calabria
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IL governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dopo l'ennesimo – e clamoroso – blitz dei carabinieri contro gli assenteisti in un ospedale di Napoli, ha proposto l'introduzione di un sistema di rilevamento delle presenze tramite impronte digitali, al posto del vecchio cartellino che, si è visto troppe volte negli ultimi anni, è un ottimo strumento per i “furbetti”. Uno li timbra per tutti e dieci possono dedicarsi in giro per le città alle faccende personali pur risultando “regolarmente” presenti sul posto di lavoro. È capitato e capita in Campania come in Calabria, in Sicilia come in Liguria.

«Nulla osta, lo deciderà il presidente nella sua autonomia, valuterà nella sua Regione», ha commentato la ministra alla Pubblica amministrazione, Marianna Madia, aggiungendo che bisogna essere «molto rigorosi» pur senza arrivare ad «uno Stato di polizia per i furbetti del cartellino».

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Ma, considerato che non si capisce perché mai i dipendenti onesti della pubblica amministrazione – si presume tanti – dovrebbero opporsi a poggiare il dito su un lettore di impronte digitali (così come si fa oggi per sbloccare alcuni cellulari), anziché strisciare o timbrare un cartellino, il vero quesito è un altro: perché mai un sistema del genere non dovrebbe essere adottato in tutti gli uffici pubblici, a tutti i livelli territoriali?

Ancor prima che rigoroso, sarebbe un sistema giusto (non è equo percepire uno stipendio se negli orari di lavoro si va in palestra, a far shopping o a giocare alle slot machines) soprattutto rispettoso per chi lavora davvero. Non si arriverebbe ad uno stato di polizia e si ridimensionerebbe quello dei ladri.

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