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Il turismo non può essere un'illusione

Calabria
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Didascalia Foto: 
Ombrelloni in spiaggia
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SUCCEDE, spesso, di fronte a un seme ben germogliato, che ci si culli sulle prime foglioline (belle e quindi molto promettenti), e si finisca per coltivare illusioni senza nutrimenti. Con il risultato che i frutti saranno pochi, piccoli e non molto saporiti. E non accade solo a chi ha il pollice verde, né solo in natura. Quest’anno le presenze turistiche in Calabria percepite fino ad ora lasciano presagire un bilancio positivo. Sarà importante, ma lo sarà in misura maggiore se oltre alla contingente boccata d’ossigeno si guarderà con più attenzione a come migliorare il “prodotto Calabria”, dopo averlo messo meglio a fuoco.

E’ molto suggestivo, per esempio, il richiamo, sempre più frequente, al valore che può avere il turismo eno-gastronomico, ma sembra un po’ azzardato ipotizzare che nutrite comitive arrivino qui da tutto il mondo solo per il vino calabrese (che pure negli ultimi decenni ha fatto grandi passi in avanti) o per mangiare la ‘nduja nella sua patria. Anche senza scomodare dati statistici, sembra fondato ritenere che la maggior parte dei turisti arrivi in Calabria per il mare (800 chilometri di costa non sono e non possono essere un dettaglio da trascurare). Ed è allora logico ritenere che l’offerta debba essere basata soprattutto su questo e poi, oltre che con la montagna, possa e debba essere completata con tutta una serie di aspetti che attengono a itinerari culturali, archeologici, naturalistici, enologici, gastronomici… Anche l’esigenza – o necessità – di allungare la stagione turistica (oggi, per lo più, ferma a due mesi) può far leva essenzialmente sul mare, per poi passare al resto.

Perché, allora, non ci si deve fermare alle prime foglioline? Perché se quello calabrese è un popolo accogliente, e lo è, non vuol dire, per ciò stesso, che la Calabria abbia sviluppato ancora una matura capacità di accoglienza turistica. Non è un pensierino sotto l’ombrellone: è, piuttosto, uno dei temi emersi nei giorni scorsi in occasione di un forum che il Quotidiano ha promosso con alcuni sindaci, con le “sentinelle” sul territorio di sette località, alcune delle quali tra i maggiori centri turistici della regione.

L’occasione era la consultazione online sul sito del Quotidiano per eleggere la spiaggia calabrese del 2017, da una rosa iniziale di 26 località. Nessun sondaggio, nulla di scientifico, come ribadito più volte, ma un’occasione per parlare di mare, di turismo, di depurazione, partendo da un gruppo di spiagge dal quale sono rimaste fuori (tante ce ne sono in Calabria) numerosissime località di grande pregio. E’ stata un’occasione di confronto rincuorante, soprattutto perché, in questo lungo periodo di antipolitica e di sempre maggiore distanza tra cittadini e istituzioni, che non si capisce ancora dove porterà, ci si è resi conto di quante visioni concrete e lungimiranti possano essere capaci i nostri amministratori comunali. E quando si parla di problemi e di opportunità per le comunità locali, gli scontri spesso sterili della politica dei partiti non hanno spazio.

LEGGI IL CONFRONTO TRA I SINDACI E VOTA LA SPIAGGIA PREFERITA

 

Non c’è stato alcun riferimento scomposto anche quando si è toccato un tema delicatissimo, che tutti hanno sollevato: i sindaci fanno tutto ciò che è nelle loro possibilità, ma sono orfani, in tema di turismo, di una programmazione strategica della Regione che oggi non c’è e che servirebbe per mettere in rete quella che potrebbe essere una variegatissima offerta del “prodotto Calabria”. E quando è stata espressa l’esigenza che ci sia un assessore regionale al Turismo (che ad oggi il governatore Oliverio non ha ancora nominato), da qualche parte è stato sottolineato che ciò che manca non è certo un assessore che dia il piccolo contributo economico per le feste di paese o, come accadeva in passato, «qualche migliaio di euro purché si organizzasse uno spettacolo con un gruppo di ballerine brasiliane».

La Calabria è bella. Qui si possono trascorrere vacanze incantevoli. Ma perché siano indimenticabili ancora c’è molto da migliorare. Sulla questione depurazione – ne scriviamo da anni – c’è davvero poco da dire. E’ addirittura secondario se qualche giorno, da qualche parte, il mare è sporco (verosimilmente sporco e non inquinato): fino a quando il sistema dei depuratori non sarà perfettamente efficiente, sulla costa esattamente come nell’entroterra, fino a quando nei torrenti – ma anche nei terreni – si scarica l’inverosimile, fino a quando non ci sarà una certezza assoluta che i depuratori funzionino a dovere e smaltiscano i fanghi come vuole la legge, il capitolo non potrà considerarsi chiuso, e tutto ciò lo si può definire come si vuole: criticità, scempio, atto delinquenziale, frutto di incapacità, odio verso questa terra… il risultato non cambia.

Altro aspetto: se il turista va a cena è auspicabile che, ovunque vada, mediamente gli si serva (se possibile con il sorriso, ma se proprio non fosse possibile almeno con le buone maniere) un pasto all’altezza della tradizione calabrese, che ormai, con le parole, è motivo di vanto come il colore azzurro quando gioca la nazionale di calcio. Accanto a tantissimi locali in cui è davvero piacevole stare a tavola, accanto a quelli di cuochi di lungo corso, e a quelli delle giovani promesse stellate (queste sì che sono motivo – non evanescente – di orgoglio) ce ne sono alcuni (speriamo pochissimi) in cui ti servono ancora antipasto silano con il prosciutto di Parma, due fettine di salsiccia dello spessore di pochi micron e qualche frittella rimasta da Pasqua. Roba da multa, per appropriazione indebita dell’aggettivo “silano”. Non che non siano stati fatti passi in avanti anche da questo punto di vista, ma un margine di miglioramento lo hanno anche gli insigniti del Nobel nei rispettivi campi.

I servizi. Capitolo tanto vasto quanto agevolmente percepibile senza necessità di descrizione: si indossi un berretto da baseball, ci si immagini turista, e si faccia un bel giro in questa Calabria che per fortuna resta bellissima, e forse anche sorride teneramente di noi calabresi (quando, da decenni, sente parlare di vocazione turistica), e qualche volta si vergogna un po’.

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