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Scioglimento dei consigli comunali per mafia

Jole Santelli: «La legge va abrogata o riformata»

Calabria
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Jole Santelli
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COSENZA - Cinque comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (LEGGI LA NOTIZIA). Un esito pesante quello delle commissioni d’accesso inviate dal Ministro Marco Minniti in Calabria che ha aperto un dibattito sull’efficacia dello strumento normativo che porta allo scioglimento dei consigli comunali. Ieri vi abbiamo proposto la posizione della senatrice Doris Lo Moro, già sindaco, assessore regionale e magistrato. Per la senatrice il problema non è la legge, ma l’eccessiva impermeabilità delle cosche nella cosa pubblica (LEGGI LA NOTIZIA). Di opposto parere è invece la deputata di Forza Italia, Jole Santelli, che ha anche ricoperto il ruolo di Sottosegretario alla Giustizia nel Governo Berlusconi.

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SUL SISTEMA DI SCIOGLIMENTO DEI CONSIGLI COMUNALI
PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

La Santelli fu protagonista di una polemica rovente con l’allora Ministro dell’Interno, Rosanna Cancellieri, per lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria. Anche oggi ribadisce la sua contrarietà alla norma sullo scioglimento dei Comuni.

«La mia posizione su Reggio Calabria non era certo partigianeria politica, perchè ciò che penso sullo scioglimento dei comuni non è cambiato. Lo ritengo un istituto vetusto e soprattutto inefficace come dimostra il fatto che lo stesso comune sia stato oggetto più volte dello scioglimento. Penso a Lamezia Terme, ma anche a posti come Platì dove dall’Unità d’Italia ad oggi ci sono stati più commissari che sindaci. Insomma non credo che sia uno strumento efficace, anzi lo trovo dannoso sotto diversi profili».

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DEL SINDACO DI RIACE MIMMO LUCANO

Quali in particolare?

«Ho già detto che lo scioglimento non porta grandi migliorie se poi lo stesso comune viene sciolto a distanza di pochi anni. Ma forse il problema maggiore riguarda la disaffezione della gente verso la politica. Per farle capire quello che intendo facciamo l’esempio di Gioiosa Jonica. Qui c’era un gruppo di ragazzi dall’età media intorno ai trent’anni che ha voluto tentare una esperienza politica nuova, fuori dalle insegne dei partiti. Aveva riportato entusiasmo nella gente ed infatti ha vinto le elezioni con circa il 60% dei consensi. Questa esperienza si è bruscamente interrotta per lo scioglimento del Comune. Io temo allora l’effetto boomerang cioè far passare alla gente la voglia di andare a votare, tanto non serve. Poi è inutile chiederci perchè l’astensionismo o l’antipolitica siano in aumento».

L’ha colpita solo lo scioglimento di Gioiosa Jonica?

«No, guardi è chiaro che sto parlando per vie generali, in attesa di leggere le motivazioni che hanno prodotto un atto così devastante per una comunità. Ma mi ha molto colpito anche lo scioglimento di Lamezia Terme. Si figuri che spesso ho rimproverato il sindaco Mascaro per la sua eccessiva rigidità nell’applicare le regole. Adesso uno come lui si ritrova con questa macchia che di certo non può fare piacere. Io credo che la norma vada profondamente rinnovata anche perchè il procedimento è esclusivamente inquisitorio».

In che senso?

«Nel senso che c’è la commissione d’accesso che stila questa relazione che poi viene valutata dal Prefetto. Non c’è un contradditorio con l’altra parte e spesso nelle relazioni si prendono topiche incredibili. Non a caso poi assistiamo a scioglimenti che vengono annullati dal Tar. Le aggiungo anche un’altra considerazione».

Prego...

«Spesso gli invii dei commissari non sono efficaci perchè i rappresentanti del Ministero magari vanno poche volte a settimana nei Comuni. Tutto questo non può che favorire gli appetiti di qualcuno che più mani libere ha, meglio è».

Ma che soluzione può trovarsi a questa specie di corto circuito?

«Molto semplice si dovrebbe abrogare la legge o modificarla. Più che lo scioglimento si dovrebbe prevedere una sorta di accompagnamento dei sindaci qualora si riscontrino situazioni dubbie. Sospendere la democrazia non penso sia la soluzione. Ricordo a me stessa e ai suoi lettori che lo scioglimento era stato originariamente previsto come uno strumento straordinario e derogatorio alle nostre regole di convivenza democratica. Non le pare che si stia trasformando in uno strumento quasi ordinario?»

Diciamo di sì...

«Allora le dico un’altra cosa. Consegniamo direttamente le chiavi dei Municipi ai Prefetti o alle Procure e non ci pensiamo più. Già i sindaci sono stretti da risorse sempre più risicate, da regole sui bilanci sempre più ferree. Eppure i sindaci sono lo Stato di prossimità, la principale interfaccia fra lo Stato e il cittadino. A chi dice che in Calabria e Sicilia è normale che ci siano tutti questi scioglimenti perchè qui è troppo pervasiva la presenza della criminalità organizzata, allora commissariamo tutto e non pensiamoci più».

Ma lei nella sua attività parlamentare ha mai affrontato l’argomento?

«Certo, ho presentato tempo fa una proposta di legge che sostituiva allo scioglimento l’accompagnamento dei sindaci. Proprio nei giorni scorsi con il collega Roberto Occhiuto abbiamo concordato sulla necessità di presentare, entro al fine di questa legislatura, una nuova proposta di legge. L’istituto dello scioglimento proprio non funziona, così come altre cose non hanno funzionato in quest’ultima vicenda».

A cosa si riferisce?

«Mi hanno molto colpito le dichiarazioni della presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, quando ha dichiarato che a Lamezia e Cassano vi erano le condizioni per lo scioglimento (ROSY BINDI E "L'ANNUNCIO" DI SCIOGLIMENTO). La cosa grave è che ha rilasciato queste dichiarazioni a nome di tutta la commissione. Su questo episodio bisognerebbe vederci chiaro perchè è impossibile che atti secretati siano stati fatti visionare all’Antimafia, la norma non lo prevede. Chi ha fatto allora leggere la relazione alla Bindi e perchè ha parlato a nome di tutta la commissione?».

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