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Mettiamo i braccialetti alle teste vuote

Calabria
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Uno dei braccialetti di Amazon che tanto hanno fatto discutere
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NEMMENO il tempo di soccorrere i sei migranti feriti, rimasti a terra per i colpi di pistola all'impazzata di Luca Traini (candidato leghista alle comunali di un anno fa) a Macerata, dopo una mattinata di folle caccia all'uomo nero, che dalla Padania arriva un'altra perla da incorniciare nell'enciclopedia dello sciocchezzaio di questi mesti anni di pseudopolitica, popolata da tamarri razzisti, fascisti di risulta e analfabeti di ritorno e andata. Tale Marco Reguzzoni, fondatore e capo di Grande Nord, ha pensato di infrangere la barriera di buon senso che dovrebbe di solito arginare gli stolti, per lasciarsi andare a un pensiero-proposta che la dice lunga su cosa abbiano davvero nelle zucche certi ominicchi aspiranti servitori del popolo.

I braccialetti di Amazon hanno entusiasmato Reguzzoni al punto da trovare subito un'applicazione anche in Italia. Lui li vorrebbe ai polsi dei dipendenti dei ministeri e di quelli degli operai forestali di Calabria e Sicilia. E mentre persino la Meloni, leader di un partito di destra destra, li ha bollati come strumenti vergognosi, paragonandoli ai bracciali degli schiavi, il portavoce del Grande Nord ha visto in Amazon un esempio fulgido da importare e emulare. Non l'ha frenato nemmeno lo sdegno di Matteo Salvini, altra mente eccelsa delle ampolle del Po, che ha annunciato un incontro con la multinazionale per parlare di una cosa definita mostruosa e non adatta ai lavoratori che non sono – ha specificato – dei robot.

Reguzzoni ha voluto distinguersi e si è compiaciuto della sua genialata, fino a incoraggiare Amazon a proseguire su questa strada, per rispettare la puntualità delle consegne. Sono anni che al Sud arriva l'eco di queste baggianate, confezionate dopo riflessioni da serate in osterie o da notti insonne sulle tastiere. Chi non ricorda gli inviti a disertare la Calabria di Borghezio e dello stesso Salvini, prima che le esigenze elettorali e di opportunità lo portassero a mitigare la sua visione delle terre oltre il Garigliano. Non vale nemmeno la pena di prenderli sul serio, se non fosse che poi queste esternazioni da minchioni finiscono per armare qualche imbecille in cerca di gloria, come è capitato a Macerata. “Abbassare i toni della campagna elettorale”, è stato detto ieri da più esponenti di partito e non solo. Ma qui la propaganda politica c'entra poco o nulla. Siamo davanti a delle stupidaggini allo stato puro, che vanno affrontate per quelle che sono.

Reguzzoni è solo l'ultimo apprendista stregone di una cultura che da anni sta inquinando la vita pubblica italiana. Figlia di quelle convinzioni di odio e di fascismo che portarono alle Leggi razziali di ottant'anni fa. Il Sud ci ha fatto l'abitudine a certe discriminazioni. Ma questo non ci deve togliere il sonno. Quel patrimonio di idee e di ricchezza di pensieri che ci hanno lasciato decine e decine di filosofi, scrittori e analisti del Meridionalismo sono una barriera solida, consistente, che arriva a farci digerire anche i bauscia che si sentono candidati per qualcosa. Da questi baluardi nasce la consapevolezza di guardare i Reguzzoni di turno come un adulto vede un bullo o uno scemo di paese. Ci si ride su.

Il grande Eduardo avrebbe risposto con un sonoro pernacchio. Uno di quelli che ti fanno sentire piccolo piccolo. Un vermiciattolo meschino. I tempi sono cambiati e visto che c'è di mezzo Amazon, la grande distribuzione e le nuove tecnologie, la proposta è di mettere in catalogo l'algoritmo che misura le sciocchezze, un vero e proprio “stronzometro”. Esaurito il bonus della tolleranza e della comprensione, in mancanza di ravvedimento, scatta il braccialetto per questi personaggini specialisti delle stupidaggini di stampo razzista. Un braccialetto che li identifichi come portatori sani del vuoto mentale. Obbligatorio ogni qualvolta si supera Gaeta e si scende verso Sud. Ma mica per cattiveria o rappresaglia: solo per riconoscerli e prendere un caffè insieme, per vederli da vicino. Per avere la conferma che non hanno davvero nulla da dire o da insegnare a nessuno.

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