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L'arte di Clemente Ferrari : «Il mio compito? Vestire un brano»

Il compositore e direttore d’orchestra premiato a Sanremo

 

Calabria
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Max Gazzè Clemente Ferrari
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UN BRANO nasce spoglio, il vestito che l’arrangiatore concepisce per esso contribuirà a determinare la riuscita dello stesso. A parlarne è il vibonese Clemente Ferrari arrangiatore, direttore d’orchestra, compositore, pianista e fisarmonicista che ha conseguito il premio “Migliore composizione Sanremo 2018” (storicamente attribuito all’arrangiamento musicale e all’orchestrazione) per la canzone “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” interpretata da Max Gazzè.

Come nasce la sua passione nella musica?

«Ho avuto la passione per la musica fin da piccolo. Ho frequentato il liceo classico. Ho iniziato piuttosto tardi a frequentare il conservatorio: pianoforte principale, armonia e composizione. Ho iniziato a fare dischi emigrando dalla Calabria, ho vissuto a Bologna ma anche all’estero tra Messico e Spagna. Nel 1998 mi sono trasferito a Roma e dopo circa un anno mi hanno proposto di suonare per Max Gazzè, con il quale collaboro da diciotto anni. Tra le mie collaborazioni italiane inoltre: Carmen Consoli, Paola Turci, Marina Rei, Simone Cristicchi, Luca Carboni, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri ed altri. In Spagna e Messico ho conseguito numerosi dischi di platino e d’oro con artisti locali».

Di cosa si occupa esattamente?

«Il mio ruolo è principalmente di arrangiatore. A questo si aggiunga una ulteriore competenza che non è sempre solito reperire in ambienti di musica pop, ossia quella di occuparsi oltre che dell’arrangiamento del brano, anche e soprattutto di orchestrazione e direzione dell’orchestra. A seconda delle esigenze dell’artista per cui si lavora potrebbe essere necessario utilizzare strumenti di diverso tipo. Il brano nasce spoglio, l’abilità per un arrangiatore è quello di vestirlo e lo fa scegliendo innanzitutto i colori dell’orchestra da utilizzare in base al messaggio del testo ed al genere del brano: potrebbero essere sinfonici come legni, ottoni od archi, oppure strumenti elettrici (basso, batteria, percussioni, chitarre, sintetizzatori) o entrambe le famiglie. Il tutto dipende sempre dalla concertazione tra l’arrangiatore e l’artista. Con Gazzè il rapporto è ormai collaudato e con lui ad esempio faccio il tastierista nei live ed il direttore d’ orchestra quando serve».

Come ha vissuto il momento della premiazione per il miglior arrangiamento?

«È il sesto Sanremo a cui partecipo e questa edizione mi ha dato più soddisfazione proprio per il premio sull’arrangiamento attribuito dai professori dell’orchestra. Si tratta del premio più ambito per il mio lavoro nel caso specifico di orchestrazione ed arrangiamento. Ho diretto anche Luca Barbarossa che si è esibito con “Passame er sale” ed Eva con “Cosa ti salverà”, ma devo dire che con loro ho fatto il direttore d’orchestra ma non mi sono occupato dell’arrangiamento. Se il premio fosse arrivato per il brano di Barbarossa non l’avrei sentito mio, perché non ho curato integralmente l’arrangiamento del brano, per la canzone di Max Gazzè invece sì».

Soddisfatto o no della posizione in classifica della canzone “La leggenda di Crisalda e Pizzomunno”?

«Si tratta di un’audacia che ammiro molto in Gazzè che si è rimesso in gioco coraggiosamente sapendo di rischiare molto, scegliendo di portare a Sanremo un brano sinfonico, diverso dal suo stile ormai sperimentato e sicuro. Uno stile più serioso e classico, inusuale al festival, che ha spiazzato tutti. Un brano che si è comunque classificato al sesto posto ed il cui testo racconta di una leggenda in un angolo di paradiso nel cuore del Gargano, ossia la storia d’amore tra una fanciulla ed un pescatore, osteggiata dalle sirene mitologiche. La giovane rapita sarà costretta ad una vita negli abissi ma ogni cento anni Cristalda torna sulla terra per incontrare l’amato che l’attende. C’era solo la sua canzone sinfonica e c’è un motivo».

Quale?

«Max ha voluto presentare un brano che ha una base sinfonica in tono con l’ultimo disco che è uscito venerdì scorso dal titolo Alchemaya. Lavoro sinfonico da me orchestrato e diretto suonato con un’orchestra sinfonica di Praga ed eseguito nei migliori teatri sinfonici italiani (Teatro San Carlo, Opera di Roma, Teatro dellOpera di Firenze, ecc). Operazione coraggiosissima e piuttosto unica in Italia. Che riproporremo in estate su palcoscenici prestigiosi tra le quali l’Arena di Verona. Anche Luca ha ottenuto un ottimo piazzamento con un brano che è una piccola perla secondo me».

Cosa ha apprezzato della direzione artistica di Sanremo?

«Quest’anno Sanremo mi è piaciuto molto. Baglioni ha preteso per i duetti del venerdì sera lo stesso brano in gara. Mi è piaciuta inoltre, ma è una mia opinione, l’indicazione di far cantare prima le nuove proposte: è stato molto rispettoso per chi si gioca tutto in un’esibizione rispetto a concorrenti già noti. A Sanremo è il pubblico che vota con il televoto insieme alla giuria di qualità ecc e la sala stampa non si fa condizionare: se la canzone piace sarà selezionata ma il successo del brano viene decretato soprattutto dopo Sanremo: il pubblico ha sempre ragione».

Come giudica il panorama musicale calabrese?

«I musicisti calabresi sono apprezzati positivamente in genere. Ad esempio il produttore di Eva è un ragazzo di Cosenza (Antonio Filippelli) il quale produce numerosi artisti di fama in Italia. Spesso non si sale agli onori delle cronache ma c’è molta Calabria nella musica italiana. Ai calabresi dico perseguite i vostri sogni e obiettivi ad ogni costo. Il talento va aiutato con la determinazione, se c’è prima o poi verrà fuori».

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