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Fuoco incrociato su D'Attorre: critiche dal Pdl
E Arlacchi lo definisce «mini commissario»

Calabria

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E’ FUOCO incrociato su Alfredo D’Attorre. Il Pdl, in una nota, contesta che «era lecito attendersi comportamenti, stile, giudizi e valutazioni di segno diverso» da parte del commissario regionale del Pd. Ma anche dall’interno del partito partono strali. Pino Arlacchi, contestato nei giorni scorsi da D’Attorre, replica usando toni durissimi: lo chiama «mini-commissario» e «piccolo funzionario» e contesta il fatto che «si permetta di insinuare dubbi sulla lealtà verso il partito». La vicenda del parlamentare europeo è legata al progetto Magna Graecia e Arlacchi sottolinea che «è stato ideato e promosso assieme ad un gruppo di Comuni prima delle ultime elezioni calabresi ed ha goduto del costante sostegno del gruppo Pd in Consiglio Regionale. È nato come un’iniziativa squisitamente bipartisan, approvata con una legge regionale votata all’unanimità, ed è guidato a titolo gratuito da un Presidente che non svolge funzioni di gestione, ma di indirizzo, promozione e raccolta fondi. Il “nodo da sciogliere” con il mandato europeo – conclude Arlacchi - esiste perciò solo nella testa di D’Attorre».

In casa Pdl, invece, si ritiene «utile e necessario, da parte di chi realmente è sollecito e preoccupato dei destini della regione, un comportamento politicamente ed istituzionalmente responsabile; un atteggiamento che consenta anche di avviare un confronto costruttivo con il Partito Democratico su esigenze reali, aspettative concrete, ipotesi di sviluppo ed ovviamente su quelle azioni di governo intraprese dalla giunta Regionale guidata dal presidente». Da parte del Pd, invece, secondo il senatore Antonio Gentile e il capogruppo regionale in pectore Gianpaolo Chiappetta, è in corso «una sistematica, sterile e ripetitiva azione di discredito su larga scala; muovendo dalla smisurata enfatizzazione di alcune iniziative giudiziarie, iniziative e non sentenze» puntualizzano. I due, polemicamente, fanno notare anche a D’Attorre che «il suo predecessore il senatore Adriano Musi nell’assumere il delicato compito di guidare il principale partito dell’opposizione, con esperienza politica e sensibilità istituzionale, ha inteso fare una visita di cortesia al Presidente della Regione, cosa che lei non ha inteso fare; pensiamo – aggiungono - che non si sia trattato di una dimenticanza ma che sia invece un indice rivelatore dello spirito e degli obiettivi che animano i tanti, immaginiamo, consiglieri calabresi del Pd».

 

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