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Spending review, salvi 6 tribunali: 3 sono calabresi
Chiuderà solo Rossano, accorpato a Castrovillari

Calabria

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ROMA – Dietrofront sui tagli al tribunale, il Consiglio dei Ministri ha salvato sei tribunali e tra essi ce ne sono tre calabresi: Paola e Castrovillari in provincia di Cosenza, e Lamezia nel Catanzarese. Resta fuori invece Rossano che sarà accorpato a Castrovillari.

Il via libera al provvedimento sulla revisione della geografia giudiziaria è arrivato nella riunione del governo di oggi: il testo definitivo prevede che i tribunali soppressi siano 31 anzichè i 37 previsti in origine. Secondo quanto reso noto nel comunicato ufficiale, il consiglio dei ministri avrebbe tenuto conto «dell’importanza di quelle sedi giudiziarie che, nonostante le dimensioni ridotte del territorio, si trovano in zone ad alta concentrazione mafiosa». Oltre alle sedi calabresi sono uscite indenni dai tagli della spending review quelle di Caltagirone e Sciacca in Sicilia; più Cassino nel Lazio, a cui verrà accorpata la sezione distaccata di Gaeta.

 

 

CHIUDONO SEZIONI DISTACCATE E GIUDICI DI PACE - Confermata invece la soppressione delle 220 sezioni di tribunale distaccate, così come previsto in origine. In tutto il Paese saranno inoltre tagliati 667 uffici di giudici di pace, mantenendo – rispetto alla previsione iniziale –  un giudice di prossimità in sette isole (Ischia, Capri, Lipari, Elba, La Maddalena, Procida, Pantelleria) in modo da consentire anche l’eventuale deposito di atti urgenti in casi di irraggiungibilità dalla terraferma; la ridistribuzione sul territorio del personale amministrativo e dei magistrati restanti, per i quali non sono previsti nè esuberi nè messa in mobilità. 

LE MOTIVAZIONI DEL MINISTRO - Il governo non arretrerà, «nemmeno sul piano simbolico» di fornite alla lotta alle mafie ha spiegato il ministro della Giustizia, Paola Severino a proposito del mantenimento degli uffici giudiziari nelle aree ad alta concentrazione di criminalità organizzata. E Rossano, evidentemente, secondo il guardasigilli rispetto a Castrovillari presenta «criminalità mafiosa omogenea», «contiguità territoriale» e «comunicazione tra i territori» che sono i parametri che il ministero dichiara di aver tenuto in conto per gli accorpamenti.

Il guardasigilli, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi diramato al termine del Consiglio dei Ministri, ha affermato di aver letto con grande attenzione i pareri del Csm, prevalentemente incentrato su aspetti organizzativi, e delle Commissioni parlamentari, analizzando tutti i profili emersi e di aver registrato posizioni tra di loro diversificate. Alla fine, però, è stato deciso di valorizzare quella che risulta essere invece una comune linea direttrice: il mantenimento di un forte presidio giudiziario nei territori caratterizzati da una significativa presenza della criminalità organizzata. In passato il Ministro aveva più volte espresso apertura ad approfondimenti su questo punto: le audizioni parlamentari dei procuratori distrettuali, le indicazioni sia pure generali espresse dal Csm nel proprio parere, le richieste delle Commissioni giustizia di Camera e Senato hanno segnalato la preoccupazione che la soppressione di tribunali in quelle aree potesse comportare rischi sul fronte della lotta alle mafie. Un terreno questo – ha sottolineato il Ministro Severino – su cui il Governo non intende in alcun modo arretrare, neanche sul piano simbolico. Per queste ragioni, sono state eliminate, dall’iniziale elenco di 37 tribunali e relative procure, «le sedi in zone ad alta concentrazione di criminalità organizzata, con l’accorpamento, ove possibile, di tribunali e/o sezioni distaccate, caratterizzate da una criminalità mafiosa omogenea, dalla contiguità territoriale e dalla comunicazione tra i territori». È stata invece confermata – ha concluso il guardasigilli – la soppressione di tutte le sezioni distaccate, nonostante le richieste di mantenimento di alcune di esse, poichè l’esperienza sin qui fatta dimostra che si tratta di un modello organizzativo precario ed inefficiente sotto il profilo della produttività e della carenza di specializzazione, con un impiego di risorse spropositato rispetto alle esigenze.

 

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