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Fini a Cosenza dribbla il "caso Reggio"
e chiude a candidati con condanne

Calabria

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COSENZA - «Ho grande stima per il ministro Cancellieri e credo che sia giusto attendere le decisioni che prenderà, senza commentarle preventivamente nè in un senso e nè nell’altro». Lo ha detto Gianfranco Fini, oggi a Cosenza, in riferimento al possibile scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria per presunte infiltrazioni della 'ndrangheta. Il messaggio del presidente della Camera è stato, dunque, misurato. Nessuna intromissione, ma il "rispetto" espresso per il lavoro del ministro. E se Fini ha frenato su qualunque decisione, molto più diretta è  stata la parlamentare Angela Napoli: «E' giusto – ha sostenuto la coordinatrice di Fli in Calabria – l'atteggiamento del Presidente. Lui ha una carica istituzionale. Io la penso diversamente. Conoscendo i fatti credo ci siano tutti gli elementi perchè si vada verso lo scioglimento».  

Fini ha partecipato ad una manifestazione promossa dal suo partito, affrontando tutti i temi della politica nazionale, a partire dalla discussione sulla riforma elettorale: «Credo che se vogliamo ridare dignità alla politica, l’elettore deve avere la possibilità di scegliere non solo il suo partito, ma anche il suo rappresentante». Fini ha offerto, quindi, la sua proposta: «La mia opinione è sempre quella di collegi uninominali maggioritari: chi arriva primo va in parlamento, chi arriva secondo aspetta. So che non passerà mai. Se si dovesse andare alle preferenze, è indispensabile che si limitino i rischi: in primo luogo circoscrizioni più piccole, con liste molto ristrette. Io - ha aggiunto il presidente della Camera - propongo che i partiti facciano un patto: non candidino i condannati in primo grado, fermo restando la presunzione d’innocenza fino al terzo grado. Principio che non va cambiato». 

Sul tema della legalità, che sta travolgendo le forze politiche, Fini ha sottolineato che «per ragioni di opportunità i partiti non dovrebbero candidare i condannati in primo grado per reati contro la pubblica amministrazione e neanche quanti siano oggetto d’indagine per reati connessi a rapporti con la criminalità organizzata. Bisogna rivedere l’articolo 114 e ridare allo Stato un ruolo sovraordinato rispetto a quello delle altre autonomie. È indispensabile». 

«Il governo Monti è già intervenuto nell’ultimo decreto per ripristinare le forme di controllo dei bilanci regionali», ha ricordato, «una decisione giusta, ma bisogna anche intervenire sull'articolo 117, per sapere chi deve decidere su alcune questioni. Altrimenti è difficile che si venga ad investire in Italia».

Non potevano mancare le stoccate agli avversari politici: «Non c'è dubbio che nel centrodestra i nodi stiano venendo al pettine. Non eravamo lontani dal vero quando denunciavamo che il rischio nel Pdl era l’assenza di democrazia interna, una certa insensibilità a quella che viene chiamata la 'questione moralè, l’allentamento di una identità nazionale in ragione di molti cedimenti nei confronti della Lega. E poi ci sono le promesse non mantenute in ordine alla situazione economica del Paese», ha ricordato Fini. 

Meno critico il giudizio sui democratici e la preparazione delle primarie: «Con tutte le difficoltà, il Pd garantisce un livello di confronto e democrazia interna. Ma nel Pdl invece la logica è rimasta quella di un partito che ha una logica padronale. Se volete ricordare un grande del giornalismo - ha concluso - andate a rileggere l’amara profezia di Montanelli, che più o meno scriveva che 'Berlusconi renderà impresentabile la destra per i prossimi vent'anni'. Il concetto è questo».

 

«E' giusto – ha sostenuto la parlamentare Angela Napoli, coordinatrice di Fli in Calabria – l'atteggiamento del Presidente. Lui ha una carica istituzionale. Io la penso diversamente. Conoscendo i fatti credo ci siano tutti gli elementi perchè si vada verso lo scioglimento».  

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