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Legge elettorale, l'incubo della 'ndrangheta
frena l'ipotesi delle preferenze

Calabria

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LO SCANDALO del Pirellone, con l'assessore regionale lombardo Domenico Zambetti arrestato per i pacchetti di voti acquistati dalle cosche di Vibo Valentia e Africo, arriva proprio nei giorni cruciali per la definizione della nuova legge elettorale. E alla fine potrebbe addirittura condizionarne la struttura. L'incubo della 'ndrangheta, infatti, sta diventando una zavorra per i sostenitori delle preferenze.

Fin troppo facile l'approccio al discorso: con le preferenze è più facile per la criminalità organizzata condizionare il voto. E così domani mattina, quando la commissione Affari Costituzionali del Senato voterà i due testi sulla legge elettorale - presentati l'uno dal Pd e l'altro dal Pdl - il fattore emotivo delle inchieste appena emerse potrebbe risultare determinante. Alla fine, il testo che otterrà la maggioranza, diventerà il testo base sulla legge elettorale. 

LE PROPOSTE SUL TAVOLO - L'ossatura principale delle due posizioni è simile: sbarramento nazionale al 5% e premio alla coalizione del 12,5%. Le differenze sono proprio sul nodo della scelta tra preferenze collegi: a favore delle prime è il Pdl, per i secondi spinge il Pd. Oggi in commissione sono stati spiegati solo i principi delle due proposte ma mancano ancora gli articolati su cui stanno lavorando i tecnici.

 

FAVOREVOLI O CONTRARI ALLE PREFERENZE? VOTA IL SONDAGGIO

 

Domani alle 10 la prima Commissione tornerà a riunirsi e voterà separatamente i due testi di riforma della legge elettorale dei due partiti. Servirà il numero legale, ha chiarito il presidente, Carlo Vizzini, e il testo che prenderà la maggioranza dei voti (dei presenti) diventerà il testo base. In commissione i senatori sono 26, quindi – se tutti sono presenti – la maggioranza necessaria è di 14 voti. In caso di pareggio, il testo non passa perchè al senato equivale a una bocciatura. Voterà anche il presidente della commissione. A favore delle preferenze si sono sempre espressi in casa Udc che porterebbe altri 2 voti ai 10 del Pdl, mentre i due della Lega sono tutt'altro che scontati.

L'EFFETTO ZAMBETTI - A far comprendere quale sia il clima attorno alla discussione è stata già in mattinata la dichiarazione postata su Twitter dal capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini: «Arrestato consigliere lombardo: pagò le cosche per avere 4mila voti. Davvero un’idea geniale reintrodurre ora le preferenze per il Parlamento». Anche in casa Fli la deputata Flavia Perina è sullo stesso tenore: «Lo scandalo di Milano dovrebbe indurre tutti i partiti a un supplemento di riflessione sulla reintroduzione delle preferenze». E non nasconde le sue perplessità anche lo stesso presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, il pd Carlo Vizzini: «Inviterei tutti – ha detto – a fare una riflessione non nel presupposto che le preferenze siano di per sè un male ma nel fatto che i partiti non si sono dati delle regole di vita e questo ha conseguenze di questo tipo». Fermo sulle sue posizioni, invece il segretario Pdl Angelino Alfano, che nei giorni scorsi ha detto: «Noi vogliamo un sistema che preveda la massima possibilità di scelta per l’elettore, con il sistema delle preferenze»,

 

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