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Il Cal frena sul riordino delle Province
e spinge il ricorso alla Corte Costituzionale

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Per il neonato Consiglio delle autonomie locali calabresi il progetto del Governo di tagliare le province è una “scelta abnorme”, che viola i principi costituzionali e non tiene in conto la volontà del territorio sancito dalla Costituzione nelle forme referendarie. Il consiglio regionale, giovedì prossimo, su convocazione del presidente Franco Talarico tornerà in aula per aprire un dibattito sul riordino delle province. Il nuovo organismo - costituito a tempi record dopo anni di ritardi e lassismo - considere «abnorme una scelta sottesa all'attuazione di un piano di riordino non condiviso dai territori coinvolti e, soprattutto, in assoluto contrasto con l'iter procedimentale stabilito dall'art. 133 della Costituzione, il quale mette al centro del processo la volontà dei comuni. Ed, invero, come rimarcato da più parti, una qualsiasi decisione in ordine all'appartenenza ad una provincia che fosse imposta ai Comuni sarebbe anticostituzionale in quanto lesiva del principio autonomistico, nonché della stessa prerogativa loro concessa dalla Costituzione che attribuisce solo a tali enti l'iniziativa di avviare il processo di revisione dei confini provinciali».

Il riordino degli enti provinciali per il Cal entrerebbe in contrasto con l'istituzione delle Città metropolitane, il cui iter si chiede di accelerare, e «con il principio del consolidamento delle posizioni soggettive dei rappresentanti del popolo in esercizio di funzioni che vengono tranciate molto prima della naturale scadenza, ledendo il principio della rappresentatività e sovranità del popolo che, in una democrazia rappresentativa, è intangibile». Alla luce di questi dubbi, il Consiglio delle autonomie locali ha invitato la Regione Calabria a non formulare nessuna ipotesi di riordino “in difetto dell'iniziativa dei comuni”, proponendo di sollevare la questione di legittimità costituzionale del riordino delle province voluta dal governo Monti e a farlo, nella speranza che non sia sfumato il tempo a disposizione, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge avvenuta il 14 agosto ultimo scorso. 

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